Chi se la ricorda l’on. Laura Castelli nel confronto nel salotto di Bruno Vespa con Pier Carlo Padoan? Credo un po’ tutti!
Ho scoperto che questa locuzione è un tratto piuttosto comune tra i grillini; ne è quasi elemento distintivo.

Laura Castelli è l’onorevole torinese, ragioniera, laurea triennale in economia aziendale, che è transitata dallo Stadio Comunale di Torino (dove ha lavorato come addetto alla sicurezza) alla Camera dei Deputati dopo un passaggio al Consiglio Regionale del Piemonte con incarico di portaborse prima del Consigliere Mariano Turigliatto nel 2009, poi nello staff del gruppo consiliare del M5s, sempre alla Regione Piemonte.

Laura Castelli è una delle tante e dei tanti miracolati del Movimento 5 Stelle, non diversa da Luigi Di Maio (con il quale, peraltro, condivide l’attività allo Stadio), che ha vinto nella lotteria Rousseau la candidatura e l’elezione alla Camera dei Deputati per due volte, in spregio alle regole interne del Movimento 5 stelle piemontese che nel 2010 avrebbe sancito la incandidabilità per il personale di staff dei gruppi consiliari.

Laura Castelli si è candidata ed è stata eletta sia nel 2013, con attività in aula e in commissione prossima allo zero, che nel 2018. La seconda volta le è andata decisamente meglio: sia nel primo governo Conte, quello dell’asse Lega-M5s o, se preferite, dell’asse Salvini-Di Maio, che nel secondo governo Conte, quello dell’asse PD-M5s o, se preferite, dell’asse Zingaretti-Di Maio, è diventata ed ha mantenuto l’incarico di sottosegretario all’economia.

Carriera brillante, dunque. Invidiabile sia per il prestigio della carica ottenuta che per la rapidità dell’ascesa. Non c’è che dire. In atto è rinviata a giudizio dal Tribunale di Torino per diffamazione e per insulti a sfondo sessista e razziale in quanto ha scritto nella sua pagina Facebook che Piero Fassino avrebbe dato un appalto per il bar del tribunale a un’azienda fallita tre volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto.

Laura Castelli mi è venuta in mente giusto due sere fa perché mi sono trovato a illustrare le mie posizioni sul referendum a un attivista del M5s con il quale ho cercato di mantenere il timone della conversazione sulla rotta ben definita dei fatti dimostrabili. I fatti, inutile ripeterli nei dettagli, hanno riguardato l’assetto della nostra Costituzione, la vera genesi dell’idea del taglio dei parlamentari, il paragone con le altre democrazie stabili ed altro ancora. Tutti argomenti verificabili con un minimo di impegno. Anche in rete.

La risposta che ho ricevuto allorché le mie argomentazioni hanno schiacciato il mio interlocutore con le spalle al muro è stata la stessa che Laura Castelli ha dato a Pier Carlo Padoan: “Questo lo dice lei!”. No, non può essere una coincidenza, mi sono detto, ed ho insistito nel dimostrare tutto ciò che gli ho illustrato. Niente da fare. Per la seconda volta ricevo un “Questo lo dice lei!”. Recidivo!

Poi, finalmente, il mio interlocutore ha chiarito e lì ho capito davvero tutto, tutto è stato lapalissiano, lampante, inequivocabile e chiaro. Infatti, dopo il secondo “Questo lo dice lei” mi ha invitato a controllare su “Il Fatto Quotidiano” come stanno veramente le cose. Eccolo lì il punto; eccolo il bandolo della matassa. Non è colpa sua (avrebbe forse detto la sua mamma col petto gonfio e con fare minaccioso in difesa del suo piccolo): sono le cattive compagnie che frequenta. Per estensione del concetto sono le cattive fonti che consultano i grillini a fare di loro persone arroganti.

L’arroganza del grillino è quasi invariabilmente ingenerata da un indottrinamento sommario costruito sul nozionismo che, condito di stimoli rabbiosi, li porta, molto spesso a causa della carenza di solide basi culturali, a ostentare saccenteria, esponendoli al ridicolo.

Se non fossero pericolosi, farebbero quasi tenerezza.
Ma sono pericolosi e vanno fermati.

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