C’è una teoria dell’antica Grecia definita “Anaciclosi” ed esprime l’ evoluzione delle forme di governo che si susseguirebbero in un andamento ciclico nel tempo, passando dalle forme migliori alle peggiori per poi tornare alle forme di partenza.
La teoria dell’anaciclosi prevede che si distinguano tre forme “benigne” di governo (la monarchia, l’aristocrazia e la democrazia) che tendono a degenerare nei loro corrispettivi “maligni”, ovvero la tirannide, l’oligarchia e l’oclocrazia.
Platone e Aristotele hanno sostenuto che tutte le forme di governo sono destinate a essere corrotte e a degenerare nel loro aspetto deteriore e peggiore. Infatti, mentre le forme di governo “benigne” hanno inclinazione e missione nella protezione degli interessi collettivi, quelle “maligne” curano e proteggono gli interessi di pochi.
Secondo Polibio, storico dell’antica Grecia, tutte le forme di governo sono transitorie perché tutte le forme benigne si trasformano rapidamente in quelle cattive: la monarchia si trasforma rapidamente in tirannide; l’aristocrazia in oligarchia; la democrazia in oclocrazia.
Peraltro la visione di Polibio è stata ripresa in tempi relativamente più recenti anche da Machiavelli che intravede il rischio della corruzione (intesa in modo diverso da quello che significa per Travaglio) anche per il suo Principe: «sogliono le province […] dall’ordine venire al disordine e di nuovo poi dal disordine all’ordine trapassare»
Nei tempi moderni sono ormai poche le forme di governo monarchico anche se abbiamo qualche tirannide, ancora meno sono quelle aristocratiche con pochissimi casi di oligarchie, molto diffuse sono le democrazie che stanno, però, quasi tutte decadendo verso le oclocrazie.
Che cosa significa questa parola? Il termine Oclocrazia, lo preleviamo dal dizionario Treccani, deriva ὄχλος, ovvero “folla”, “massa” e da -κρατία, “potere”; quindi potere della massa che attesta la degenerazione e la decadenza del potere del popolo di cui è espressione la Democrazia.
Non mi interessa fare sfoggio di cultura classica (che peraltro non ho) ma portare chi legge a osservare un fenomeno del quale oggi, noi tutti, siamo testimoni: la degenerazione della democrazia (forma di governo “benigna”) in oclocrazia (forma di governo “maligna”). La differenza è sottile, quasi inapparente, ma c’è.
Nella democrazia il potere politico, il governo è espressione della volontà popolare e si adopera per conseguire il bene dell’intera collettività nazionale (e sovranazionale). Nella oclocrazia la massa popolare, il più delle volte istigata dagli istinti meno nobili, diventa il potere politico che si adopera per il bene proprio della massa e non della collettività.
La differenza non è da poco, come si comprende. Certo gli attacchi e le critiche a questa visione sono facili e scontati, però – vi prego – seguitemi ancora un momento.
La politica “del” popolo quasi mai coincide con la politica “per” il popolo: è semplice (o abbastanza semplice) soddisfare i bisogni primari del popolo; più difficile (e quasi mai semplice) ricercare il bene del popolo. Un popolo arrabbiato, infuriato, incollerito impicca il presunto colpevole al primo ramo del primo albero disponibile; difficilmente ricercherà la Verità, difficilmente celebrerà processi (si spera civili); piuttosto perseguirà la vendetta, la bramosia di sangue. Chi saprà cavalcare quella tigre sarà per un po’ il più veloce della propria comunità, ma prima o poi verrà divorato dalla tigre.
E adesso vengo al punto.
Abbiamo (in realtà hanno) celebrato la vittoria del Sì referendario come se fosse una conquista di civiltà utile al popolo; chi ha seguito e disteso le pieghe di questa riforma fortemente voluta dalla peggiore oclocrazia contemporanea ha potuto comprendere come questa sia, certamente, una vittoria “del” popolo, ma di certo non è una vittoria “per” il popolo.
Ieri pomeriggio, seguendo i dibattiti televisivi e le dirette nei social dei sostenitori di questa riforma ho capito che il punto di trapasso da democrazia a oclocrazia è stato superato: ci troviamo, adesso, nel pieno della decadenza di quella che dovrebbe essere la migliore forma di governo utile al popolo, abbiamo superato quel sottile confine che c’è tra l’ordine e il caos perché il Popolo, esasperato, arrabbiato, inferocito, ha deciso di scegliere contro se stesso, mutilandosi nella propria rappresentanza.
Non è vero che tutto migliorerà; non è vero che il popolo sarà meglio governato. Tutto peggiorerà perché è scritto nel processo dell’anaciclosi perché la corruzione degli animi umani ci porterà sempre di più verso il baratro, verso la tirannia delle masse e poco spazio sarà dato a coloro che rifiuteranno di accettare il pensiero unico della massa, che rifiuteranno di uniformarsi.
Mi hanno detto che non posso permettermi di giudicare sciocco chi ha scelto in un senso diverso dal mio. Giusto. L’ho fatto e mi dispiace. Ciononostante mi addolora intimamente avere perduto la dignità delle Istituzioni, volgarmente derubricate a “poltrone”, sacrificata sull’altare della vendetta e del risentimento.
Alla fine, diciamocelo senza girarci intorno, ha vinto il lancio delle monetine contro la visione complessa della società.
Ce ne faremo una ragione. Prima o poi.
Acuta e complessa analisi , si può solo sperare di aver presto concluso il ciclo negativo.
[…] a scadere da forme “benigne” a “maligne”; tutte, nessuna esclusa. Chi vorrà potrà leggere qui […]