Chi è siciliano come me utilizza questa locuzione – “Poi vediamo” – in molteplici occasioni. Ho un ricordo piuttosto nitido di questa risposta quando, da bambino, chiedevo ai miei genitori cose da loro ritenute praticamente impossibili o difficili da realizzare; poi l’ho utilizzata anch’io una volta divenuto padre e con ogni probabilità la utilizzeranno le mie figlie a loro volta con i loro figli.

Sì, perché, nella sicilianità, quel “Poi vediamo” racchiude una molteplicità di risposte e di interpretazioni nessuna delle quali coerenti con il significato letterale della locuzione. Poi vediamo dovrebbe stare a significare un possibile o probabile “Sì”; nella nostra sicilianità, al contrario, “Poi vediamo” significa costantemente “No”: No a richieste impossibili e ancora No a impegni che si sa benissimo di non potere mantenere. È un modo di negare che lascia aperta la porta alla speranza, ma che inevitabilmente è la negazione di quella stessa speranza.

Luigi Di Maio nel suo post su Facebook pubblicato ieri sera, nel quale comunica la sua visita in Puglia, rilancia la sua richiesta al consenso referendario e annuncia un ulteriore intervento per eliminare “le differenze abissali tra politici e cittadini” con la riduzione degli emolumenti. Probabilmente Di Maio inizia a sentire vacillante il consenso dei cittadini per la riforma del Parlamento voluta dalla Lega di Matteo Salvini e che lui ha deciso di sostenere e di fare propria (ricordiamolo perché non fa male) con il famoso “Contratto di Governo” che ha dato alla luce il Conte 1º e mai inserita in nessuno dei programmi elettorali del Movimento 5 Stelle.

Vede, Ministro Di Maio, difficilmente qualcuno dei cittadini boccerebbe il risparmio della macchina politica che, lo riconosciamo, richiede competenze non comuni. Competenze e sacrificio.
Ed è certamente giusto moderare i costi di questa macchina soprattutto quando splafonano di molto gli standard.
Però, vede, la cosa che non quadra è che con la Sua rispettabile guida il Suo ministero ha dei costi mai visti in precedenza per consiglieri e consulenti (appartenenti alla Sua cerchia di amici) cui ha affidato incarichi per 711.000 euro per anno in manifesta contraddizione con il Suo programma elettorale nel quale ha dichiarato di volere eliminare i costi superflui della politica abolendo le consulenze.
La Sua contraddizione è paradigmatica di un assioma molto – ma davvero tanto – importante in politica: I costi della politica si abbattono con la competenza, non con gli slogan!

Ora, al di la di questa digressione relativa alla guida più incompetente e imbarazzante mai avuta del ministero degli esteri, resta il fatto che se è vero (com’è vero) che il risparmio soprattutto in politica si ottiene con la qualità dei nostri rappresentanti (la cui onestà la diamo come prerequisito, ovviamente) forse si dovrebbe dire che, più del taglio orizzontale, servirebbero alle nostre istituzioni persone competenti nei posti chiave. Per cui, come diceva un noto giornalista televisivo degli anni ’90, la domanda nasce spontanea: che ci state a fare voi grillini in Parlamento e nei ministeri?

In realtà due conti l’elettorato, soprattutto l’elettorato meridionale, se li dovrebbe fare considerato l’enorme vantaggio che le regioni del Nord Italia avrebbero da questo inutile taglio dei parlamentari: le circoscrizioni diventeranno enormi ed enorme sarà l’impegno economico necessario per mettere in moto la macchina della campagna elettorale; l’impegno economico sarà così elevato che, in uno scenario prossimo, potremo avere soltanto due tipi di candidati: o ricchissimi, o ben finanziati. E siccome non tutti i candidati potranno essere ricchissimi (anzi saranno la minoranza), è evidente che avremo un parlamento ridotto sì nei numeri, ma espressione di lobbies di interesse che, per la connotazione stessa del nostro sistema-paese, saranno le lobbies più vicine alla Lega (Piemonte, Lombardia, Veneto, parte dell’Emilia-Romagna, e poche altre regioni).

Ministro Di Maio, il suo rilancio sulla riduzione degli emolumenti non è diverso dalla promessa della revisione della legge elettorale o dall’adeguamento delle commissioni parlamentari al rinnovato numero di parlamentari e somiglia tanto tanto al nostro sicilianissimo “Poi vediamo”!
Solo che ciò che nella realtà vedremo sarà la denaturazione dell’anima democratica del nostro Paese.

Un pensiero su “Poi vediamo!”
  1. Da siciliano,figlia di siciliani di antica stirpe, conosco bene il significato di quel ” poi vediamo”. Una minaccia,non una speranza. Il No comincia prepotentemente a farsi spazio ma solo perchè ora ,finalmente,se ne parla. Ora che la parola democrazia invade social,video,tv..

    Se ne parla, finalmente perchè potremmo perderla.Non ci sto. Bellissimo il tuo articolo,lucido e sferzante…povero Di Maio, ma soprattutto poveri noi con un simile soggetto a fare da guida ad un Paese svogliato e inerte quasi addormentato, non ancora consapevole di ció che potremmo perdere con un Sì dato a casaccio. Perció parliamone e diciamo responsabilmente NO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *