Con una lunga lettera a “Il Foglio” questa mattina (28 maggio 2021) l’On. (forcaiolo) Luigi Di Maio scrive pubblicamente le sue scuse per la vicenda che nel 2016 ha portato all’arresto del sindaco PD Uggetti per una ipotesi di turbativa d’asta.

Bastano le scuse? Certo che no! Non bastano perché Di Maio, Toninelli, Taverna, Di Battista e perfino lo stesso Grillo hanno costruito la propria fortuna politica sfruttando l’indignazione popolare verso donne e uomini delle istituzioni senza analizzarne preventivamente competenza ed onestà.

La vicenda Uggetti è emblematica; non perché sia stato (ovviamente) assolto e, quindi, restituito alla normalità della vita sociale, affettiva e – forse – politica; no, è importante perché l’intera impalcatura che ha portato nel 2016 al suo arresto (si parla di carcere, intendiamoci!) ha del grottesco: Uggetti è stato imprigionato per una ipotesi di turbativa d’asta del valore di 4.000 euro l’anno. A favore di chi? Di complici del misfatto? Di oscure logge segrete? Neanche per sogno! A favore di una società partecipata dallo stesso comune da lui amministrato!

Le scuse untuose di Di Maio non servono. Anzi! Sono un pugno nello stomaco per coloro che molto spesso, nel nome di una visione del Paese, sacrificano affetti, professione, tempo nella migliore delle ipotesi.

Non per nulla e non impropriamente Gian Domenico Caiazza dalle colonne de “Il Riformista”, molto puntualmente, sposta l’asse interpretativo sul vero nocciolo della questione: il potere dei PM di togliere ai cittadini la libertà spesso in base a valutazioni superficiali (se non distorte) dei fatti.

La carcerazione preventiva è soltanto uno degli strumenti che i PM hanno per evitare gli eventuali inquinamenti delle prove; ce ne sono altri meno destruenti per la vita di un cittadino sospettato di un reato: interdizione, obbligo di firma, obbligo di dimora, arresti domiciliari. La carcerazione preventiva è la cosiddetta estrema ratio che il PM ha la facoltà di utilizzare e soltanto per motivi davvero gravi.

Ciò che sarebbe davvero utile, molto più che la stucchevole dichiarazione dell’On. Toninelli che – parole sue – prima di parlare di scuse vuole leggere le motivazioni della sentenza (ammesso che le capisca), sarebbe una seria analisi delle motivazioni che hanno portato alla carcerazione e poi agli arresti domiciliari di Uggetti: quali valutazioni ha fatto il giudice che l’ha imprigionato? Quali sono state le ragioni del Tribunale del Riesame che ha confermato la legittimità del provvedimento?

E, soprattutto, dove accidenti è finita la presunzione d’innocenza per qualsiasi cittadino plasticamente, ma – a quanto pare – inutilmente scritta nella nostra Costituzione visto che ogni sospettato è già giudicato sommariamente colpevole?

No, on. Di Maio, stavolta le scuse non bastano proprio!

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