Gli italiani, per l’ennesima volta, perdono l’occasione di influenzare il cambiamento del Paese. L’hanno persa nel 2016 e l’hanno persa anche stavolta.

Ha vinto l’astensionismo; ha vinto l’idea che, in fondo, un po’ di galera non fa male a nessuno; ha vinto l’opinione che se un PM ti indaga qualcosa l’avrai pur fatta; soprattutto ha vinto il parere di chi considera i propri concittadini una massa di decerebrati deficienti, incapaci di poter prendere posizione su un aspetto giudicato troppo tecnico, qual è l’amministrazione della Giustizia.

Scrivo questa riflessione con amarezza perché penso che, in fondo, gli italiani siano un pochino masochisti: a noi, tutti noi, in fondo piace farci del male, piace l’acqua stagnante nella quale, chi più chi meno, riusciamo a sguazzare. In fondo a chi interessa se la Giustizia non funziona fintanto che non si è toccati in prima persona?

Non ho mai votato Berlusconi (né mai lo farei), ma mi fa rabbia, mi disgusta che tantissimi italiani abbiano di quest’uomo l’idea che sia un criminale soltanto perché sottoposto a una serie infinita di processi e di indagini (e mai condannato!), mentre si fidano ciecamente di altri uomini, pluricondannati, capaci di urlare dalle colonne del proprio giornale bestemmie giustizialiste. Mi riferisco, ovviamente, a Travaglio, a Marco Travaglio che ha surrettiziamente suggerito l’astensione perché considera i propri lettori una massa di deficienti, incapaci di esprimere un giudizio su un aspetto complesso. Contenti loro…

Mi ha deluso profondamente la posizione del Partito Democratico che, davvero, ormai è indistinguibile dal Movimento 5 Stelle, sulle cui posizioni è sostanzialmente appiattito. Mi ha deluso perché ritengo che una persona di vasta cultura come Enrico Letta non può non aver compreso quale sia la “vera” natura del Movimento; non può davvero ignorare la storia di questo partito, partorito e alimentato da posizioni che, di sicuro, non hanno nulla in comune con l’impianto politico del Partito Democratico che, almeno nell’idea delle origini, avrebbe finalmente dovuto incarnare il riformismo, affrancandosi definitivamente dal massimalismo dello scorso secolo.

Chi ha letto Iacoboni non può avere dubbi; le sue analisi, le sue ricostruzioni sono talmente dettagliate e supportate da documentazioni circostanziate da non lasciare spazio a incertezze: il Movimento 5 Stelle è un partito di destra estrema. Ne è prova il governo fatto con la Lega di Salvini; ne è prova il sostegno dato nella sforbiciata al Parlamento due anni fa (era nei programmi della Lega e non del Movimento il taglio dei parlamentari; andate a leggere i documenti); ne è prova la vicinanza politica di Casaleggio sr. con Bossi; ne sono prova una infinità di argomentazioni sovraniste.

I “piddini” hanno confuso, poveretti, tantissimi aspetti dei reali orientamenti politici del Movimento, scambiandoli per misure “di sinistra”. Qualche esempio? Il Reddito di Cittadinanza è immaginato dal piddino medio una misura di contrasto alla povertà. Falso. Il contrasto alla povertà lo si realizza creando lavoro, non dando assistenzialismo. Certamente ci sono fasce di popolazione talmente deboli che vanno assistite e protette, ma non certo l’enorme platea dei percettori del reddito di cittadinanza. Un altro esempio? Il giustizialismo serpeggiante in tutti gli strati del Movimento non ha niente a che vedere con lo Stato di Diritto che la visione “di sinistra” dovrebbe avere; il giustizialismo “davighiano” e “travagliesco” è quanto di più vicino allo squadrismo del secolo scorso. Non basta? Proseguiamo, allora. La visione “ambientalista” del Movimento è falsa perché tende a escludere l’uomo dall’ambiente e, di certo, non è progressista nei termini che dovrebbero essere propri al PD.

Ma, al di là di queste considerazioni, resta l’amarezza per un’altra occasione mancata, per un’altra opportunità gettata alle ortiche. La campagna di disinformazione sui quesiti referendari è stata ottusa, ma penetrante. E gli italiani ci sono cascati. Un esempio? Prendiamo il quesito sulla legge Severino. È stato dato il messaggio che l’abolizione di questa legge avrebbe consentito ai “criminali” di entrare in Parlamento o nei Consigli comunali. Falso! L’abolizione della legge avrebbe rimosso l’automatismo conseguente alla condanna in primo grado. Le condanne in primo grado molto spesso sono ribaltate nei gradi successivi di giudizio e, in ogni caso, il giudice può irrogare l’interdizione dai pubblici uffici quale misura accessoria.

Siamo talmente ubriachi di giustizialismo da non renderci conto che le forze reazionarie di questo Paese (il Movimento 5 Stelle, primo fra tutti) sfruttano questo serpeggiante sentire popolare per stringere il cappio al collo del popolo.

Resta l’amarezza, infine, per un’altra occasione mancata. E resta, tuttavia, la consapevolezza di avere ancora una volta agito nell’interesse della collettività nonostante non sia stato compreso.

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Un pensiero su “Italiani, brava gente!”
  1. Notizie di cronaca e di giustizia, molto interessanti, mi piace molto le storie che pubblicate.
    Pipino Vincenzo

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