Io ci divento matto! Ma – insomma! – cosa sono diventati gli italiani? Possibile che ormai sappiano soltanto parlare per slogan, senza riuscire a andare in fondo alle questioni? Possibile che quindici anni di grillismo abbiano svuotato la mente di un popolo che ha nella propria storia le eccellenze della cultura, del pensiero e della politica?
Va bene che – ormai – tutto si comunica per hashtag e tweet, però un minimo di analisi e di ragionamento dovrebbe essere ancora possibile! Vengo al punto.
Da ieri sera, da dopo che Matteo Renzi ha formalmente ritirato la propria delegazione di governo con le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti e del sottosegretario Scalfarotto, è stato un inseguirsi – tanto sui social, quanto sui mezzi di informazione mainstream – della definizione di irresponsabile cucita addosso a Renzi.
Matteo Renzi sarebbe, nella definizione “grillopiddina” un irresponsabile in quanto avrebbe aperto la crisi di governo in piena pandemia. Ma davvero volete credere a questa narrazione? Quanti di coloro che gli attribuiscono tale definizione hanno letto (e compreso) ciò che Italia Viva ha scritto al Presidente del Consiglio? Quanti hanno ascoltato (e compreso) le parole pronunciate da Renzi, Bellanova, Bonetti e Scalfarotto in conferenza stampa?
Le parole delle due ministre, del sottosegretario e dello stesso Renzi sono inequivocabili: «Abbiamo già detto che voteremo “sì” ai provvedimenti sull’emergenza sanitaria, sui ristori economici e sullo scostamento di bilancio. Non siamo irresponsabili, Presidente, ma non possiamo nemmeno accettare lo stallo. Specie in questo momento». Chiaro? Evidentemente No!
Allora proviamo a spiegarlo. Renzi ha pubblicamente dichiarato il voto favorevole a qualsiasi atto del governo relativo alla emergenza sanitaria, ai dovuti ristori economici per le aziende che hanno perduto troppo nel corso di quest’anno e anche sullo scostamento di bilancio per far fronte a tutte le spese correlata alle azioni di governo. Quindi non c’è nessun rischio per il Paese che la crisi di governo possa inficiare in qualche modo quanto (poco, in realtà) già programmato nelle fasi precedenti. Su questo non ci possono essere dubbi interpretativi.
In modo lecito, allora, ci si può chiedere quali siano le ragioni di questa crisi. Anche questa volta è necessario spingersi un pochino oltre gli slogan e cercare di ragionare. Renzi ha detto che ci sono questioni di metodo e di merito; ci sono, poi – e, probabilmente, sono quelle più importanti – ragioni di programmazione.
Nel metodo è inaccettabile una azione di governo che sia totalmente accentrata sul Presidente del Consiglio e sul suo portavoce, giacché i luoghi della democrazia sono la Camera e il Senato e non è possibile immaginare uno Stato democratico che si trascina di decreto in decreto senza riuscire, nella sostanza, a rialzare la testa.
Ne merito è inaccettabile che l’impianto economico di un Paese che esce con le ossa frantumante da un anno di involontaria depressione sia orientato (se non esclusivamente di certo prevalentemente) a forme di assistenzialismo. Così come è inaccettabile che la più importante Legge dello Stato, la Legge di Bilancio, sia presentata alla Camera dei Deputati il 28 dicembre, senza la normale discussione tra le due Camere istituzionali, con la pretesa che sia accettata incondizionatamente. Salvo poi dover correre ai ripari con decreti per correggere le sviste e le sbavature che contiene.
Nella programmazione è inaccettabile non immaginare con la montagna di danaro preso a prestito e che graverà sulle future generazioni (arriveremo a toccare il 168% nel rapporto deficit/PIL) un minimo di investimenti in infrastrutture, in formazione, un piano industriale e un piano (organico) per la sanità che vada dalla formazione all’assistenza.
Il Partito Democratico si è troppo appiattito sulle posizioni populiste per non vedere tutto ciò? O sono interessati soltanto a mantenere la linea governista? Dov’è il riformismo di Bersani che negli anni novanta ha saputo iniziare il percorso virtuoso di ammodernamento? Si è perduto e si è diluito nell’odio per Renzi?
Ecco, una discussione seria dovrebbe – se non altro – iniziare dalla analisi delle argomentazioni messe sul tavolo da Renzi. Questo sarebbe un buon inizio. Invece ciò che si legge e si sente in giro sono i soliti insulti (“ebetino di Rignano” è la più cortese) e la definizione di irresponsabile perché in piena pandemia ha ritirato la propria delegazione.
Giuseppe Conte ha dimostrato (nonostante le esaltazioni mediatiche del Partito Democratico) i propri limiti e la propria mediocrità: D’Agostino, a microfoni spenti, l’ha giustamente definito un “miracolato”.
È giunto il tempo di superare gli slogan e di tornare alla politica; è giunto il tempo di tornare a celebrare nei luoghi istituzionali le liturgie della politica che possano garantire l’assetto democratico del Paese; è giunto il momento di tralasciare i ragionamenti fatti di hashtag e luoghi comuni e di iniziare a programmare le riforme di cui il Paese ha uno stringente bisogno.
Abbiamo vissuto mesi di follia collettiva con le sanità regionali impazzite, che hanno dimostrato al Paese i propri limiti; abbiamo vissuto per mesi il giogo della mancanza di programmazione universitaria che ha depauperato le corsie degli ospedali. Vogliamo o non vogliamo ripensare (e, quindi, programmare) un futuro migliore?
Il MES Sanitario, cui il Movimento 5 stelle si oppone perché – dall’alto della loro incapacità – lo teme, è la risposta migliore che l’Europa possa dare alla sanità italiana: non immaginiamo, però, di sfruttare tali risorse in incentivi, detassazioni o altri interventi sostanzialmente inutili. Immaginiamo di riprogrammare la sanità italiana partendo dalla formazione universitaria e post-universitaria passando per il ritorno a un Servizio Sanitario che sia davvero Nazionale e Pubblico.
Le idee, quelle vere, sono sempre al di sopra degli hashtag e degli slogan. Bisogna avere il coraggio di portarle avanti; bisogna avere il coraggio del sacrificio personale pur di attribuire a tali idee la forza politica di cui hanno necessità. Italia Viva, Matteo Renzi, ha dimostrato questo coraggio. Adesso gli italiani dovrebbero avere il coraggio e la forza di spingersi oltre gli slogan e sostenere l’unico partito politico che ha saputo rinunciare ai privilegi per il bene del Paese.
Nell’interesse di tutti.
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