La pandemia non può essere né l’alibi, né lo scudo dietro al quale trincerarsi per mantenere l’immobilismo del governo Conte.
Da diverse parti, autorevoli esponenti del governo, infatti, indicano come folle la crisi di governo nel corso della più vasta pandemia dei tempi moderni.
Questi avvertimenti, queste esortazioni potrebbero avere un senso se al posto di “Giuseppi” ci fosse una personalità di specchiata e riconosciuta autorevolezza e se le forze che compongono la maggioranza non fossero la sublimazione di quanto di peggio il nostro Paese ha potuto esprimere.
Le ragioni di Renzi (tutte le ragioni, nessuna esclusa) sono condivisibili e condivise sia da buona parte della maggioranza che da buona parte dell’opposizione: fanno naturalmente eccezione Salvini (ma non tutta la Lega) e Meloni, ritengo più per una pregiudiziale nei confronti di Renzi che per ragioni di merito.
Il Next Generation EU assieme al MES Sanitario rappresentano l’ultima occasione che ha il Paese per emanciparsi da una visione di Stato e della Politica vecchia di cent’anni (almeno) cui sono aggrappati i dinosauri dello scorso millennio e cui si sono accodati gli incapaci del nuovo millennio.
Partiamo da alcuni presupposti essenziali, senza entrare nel merito di argomentazioni troppo complesse e sicuramente fuori dalla mia portata.
Il Next Generation EU è un prestito fortemente condizionato erogato dalla BCE, che dev’essere impiegato per lo sviluppo economico e industriale orientato alle future generazioni. Al momento attuale, per ciò che è dato conoscere dai mezzi di stampa e dalle veline di Palazzo Chigi, pochissimi sono gli investimenti in questa direzione con – al contrario – un forte orientamento al finanziamento di vecchie progettualità. Bene fa Renzi a opporsi!
Il MES (vedremo tra poco, però, di che tipo di MES parliamo) è una istituzione finanziaria della quale sono membri gli Stati aderenti alla UE ed è finanziata da questi stessi Stati: l’Italia ha già versato 10 miliardi di euro. Lo scopo del MES è intervenire con prestiti straordinari e condizionalità stringenti ai Paesi in difficoltà finanziaria e con elevato rapporto PIL/debito (il nostro arriverà al 168%!)
In occasione dei danni devastanti determinati dalla pandemia CoViD-19 è stato progettato il MES sanitario con il fine di supportare i Paesi che hanno subìto maggiori danni economici a causa della pandemia.
Il vantaggio di questo sistema è duplice in quanto da una parte l’accesso al MES sanitario (o ESM Pandemic Support) ha un tasso di interesse enormemente inferiore rispetto alla vendita dei Titoli di Stato e, dall’altra, i fondi ricevuti non si sommano al debito preesistente per cui non incidono negativamente nella valutazione della solvibilità del Paese che li riceve.
Unica condizionalità del ESM Pandemic Support l’utilizzo di tali fondi in progetti direttamente o indirettamente collegati alla sanità.
Contro l’ESM Pandemic Support si pongono pregiudizievolmente il Movimento 5 Stelle (la posizione di Conte non è del tutto chiara) e pochi altri di area sovranista.
Poi c’è il Progetto SURE che fornisce agli Stati membri fino a un massimo di 100 miliardi di euro coprendo parte dei costi relativi alla creazione o all’estensione di programmi nazionali di lavoro a orario ridotto, come la cassa integrazione.
Il punto della questione è che, tra Next Generation EU, MES sanitario e SURE, questo governo è chiamato a gestire una massa finanziaria enorme (che difficilmente avrà disponibile per i prossimi cento anni), ma senza un chiaro progetto orientato al futuro e al miglioramento della nostra società.
L’aspetto ancora più inquietante della vicenda sono, però, le modalità di erogazione di ognuno di tali finanziamenti che complessivamente sfiorano i 300 miliardi di euro): questi soldi l’Italia li riceverà un po’ alla volta, verificato di anno in anno, lo stato di avanzamento lavori dei progetti presentati.
Capiamo il rischio? Progetti pasticciati, obiettivi non chiari, sussidi elargiti per mantenere il consenso possono mettere a rischio (e seriamente!) l’intero finanziamento e inchiodare l’Italia a una condizione di arretratezza sociale, economica, industriale e politica.
Davanti a queste premesse, in periodo di pandemia, è logico o no volere cambiare passo per uscire dall’immobilismo di Conte e dei suoi supporter? Davanti a queste premesse è lecito parlare di patriottismo, inteso come difesa del proprio Paese?
Direi proprio di sì (a entrambe le domande).
Per approfondire: https://www.europarl.europa.eu/italy/it/succede-al-pe/il-mes-manuale-per-l-uso
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