Matteo Renzi è stato il politico che ha portato il Partito Democratico, nato dalla intuizione di Achille Occhietto prima e di Walter Veltroni successivamente, a superare il 40% dei consensi. E questo, evidentemente, è stato un grande, grandissimo, direi enorme errore!

Perché? Cos’ha fatto Renzi per meritare il fuoco amico della sinistra radicale annidata dentro al Partito Democratico? Semplice, lo dico in modo sintetico: ha preso i temi cari alla sinistra radicale e quelli cari alla sinistra riformista e li ha trasformati in leggi dello Stato.

In questo modo Matteo Renzi ha tolto a quella sinistra rabbiosa i temi di propaganda: dai diritti civili alla riduzione della disoccupazione, dalla riduzione delle tasse all’aumento dei salari, dal recupero dell’evasione fiscale all’incremento della produzione industriale. E questo solo per citare alcune delle bandiere ideologiche della sinistra (sia di quella radicale che di quella riformista) che Renzi ha sottratto alla propaganda trasformandole in Norme.

Su ognuno di questi interventi Renzi è stato attaccato da tutti: troppo di sinistra per il centrodestra, troppo di destra per il centrosinistra. Ma come stanno davvero le cose?

Quando, sul finire degli anni ’80, Bettino Craxi supportò la prima grande mostra milanese sugli anni ’30 a Milano, ebbe a dichiarare: “Se è arte, è arte anche se nasce a destra”! Sulla stessa frequenza d’onda, potremmo sostenere che, se un’azione politica è giusta, poca importanza ha se viene da una idea di destra o di sinistra se è in grado di migliorare la vita dei cittadini. Mi pare assolutamente legittimo, oltre che logico.

Tralasciando le ragioni stancamente ideologiche della sinistra radicale, la stessa sinistra radicale che, già agli inizi del secolo scorso, osteggiò la visione riformista di Filippo Turati, Renzi, dunque, si è “macchiato” della colpa di aver dato seguito, in termini legislativi, a tutti quei valori che, per tantissimo tempo, sono state vessillo di quella sinistra che, non potendolo attaccare sul piano pragmatico, ha sterzato sul profilo caratteriale. In questo modo Renzi è diventato, al pari di un altro gigante del passato, mi riferisco ancora una volta a Craxi, antipatico, facendo leva su singoli episodi artatamente ascritti alla sua persona, sebbene fossero in verità decisioni collegiali della direzione del Partito Democratico. Una su tutte, l’hashtag #EnricoStaiSereno nel momento in cui i maggiorenti del PD decretarono la fine del Governo guidato da Enrico Letta per consegnarlo, secondo le consolidate tradizioni, nelle mani del segretario del Partito.

Sarebbe, però, bene ricordare che la ragione “vera” per cui il direttivo del Partito Democratico, nel febbraio 2014, tolse di mano a Enrico Letta il Governo, non fu un sentimento di antipatia verso di lui e di simpatia verso Renzi; la ragione della crisi che, successivamente, ha portato il Presidente Giorgio Napolitano a incaricare Matteo Renzi, è stata la visione tutta concentrata sulle tasse di Letta; visione che, per quello che dichiara in queste primissime fasi di campagna elettorale, sembra non essere tramontata.

Dunque, Renzi succede a Letta, prendendo le redini del Governo e colleziona, durante i suoi mille giorni, una nutrita serie di successi legislativi, molti dei quali vessilli tradizionali della sinistra radicale, dando all’Italia tante e tali riforme come non se ne erano mai fatte.

Sotto il governo Renzi, infatti, è stata osservata per la prima volta dopo decenni la riduzione della disoccupazione (dal 13,1 al 11,4%), compresa quella giovanile che passa dal 43,6% al 37,9%; si quadruplica quasi il differenziale sul PIL che passa da un meno 1,9% al più 0,8%; si riducono le ore di cassa integrazione della metà, passando da 1.115 milioni a 677; si riduce il costo vivo degli interessi pagati sui titoli di Stato (passano dal rendimento 3,74% al 1,5%); sul piano degli interventi per la cultura aumentano annualmente i visitatori dei musei (da 38,4 milioni a 45,9 milioni), si abolisce la tassa sulla prima casa pagata da 19,1 milioni di famiglie; si recupera oltre 1,5 miliardi di evasione fiscale, in larga misura anche grazie alla dichiarazione dei redditi precompilata; la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini aumenta in modo esponenziale (l’indice passa dal 94,5 al 118,9) e questa rinnovata fiducia determina l’aumento degli investimenti privati, essendosi quasi triplicati, per esempio, i mutui erogati; la produzione industriale del settore automobilistico italiano è sostanzialmente raddoppiata (da 388.000 a 675.00 unità); la fiducia internazionale ha agevolato gli investimenti stranieri in Italia che sono passati da 12,4 miliardi a 74,7 miliardi e, proprio grazie a tale fiducia internazionale, per la prima volta (e forse l’unica) nella storia d’Italia, è stato collocato un titolo di Stato a 50 anni; parallelamente, con le leggi di stabilità, sono aumentati i fondi per il sociale (da 1,8 a3,4 miliardi di stanziamento), per l’edilizia scolastica (da 220 milioni a 1,5 miliardi); è aumentato l’investimento per la sanità (il FSN è passato da 106 a 111 miliardi). Sul piano dei diritti è stato un fiorire di riforme che hanno migliorato la vita dei cittadini: dalle unioni civili alla legge sul “dopo di noi”, dal processo civile telematico al divorzio breve. E, c’è da dire, moltissimi di questi interventi Renzi li ha fatti violentando in parte il suo orientamento cattolico: tutti ricorderanno che, nel momento in cui il mondo cattolico gli ha contestato la legge sulle unioni civili, egli rispose di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo!

Sul piano politico ha tentato, purtroppo fallendo, di modificare i meccanismi arrugginiti del Paese, cercando di introdurre il monocameralismo con, affiancata, la camera delle regioni (sul modello tedesco) e il semipresidenzialismo a doppio turno (sul modello francese) introducendo il modello (vincente a giudizio di chi scrive) del Sindaco d’Italia.

Ecco, dunque, la gravissima colpa di Matteo Renzi: avere dato seguito in poco meno di tre anni a una serie di riforme cha hanno fatto letteralmente volare il consenso per il Partito Democratico. Indigeribile per un partito post-comunista che ha visto nella contestazione e nelle bandiere ideologiche la propria forza elettorale. Renzi non avrebbe dovuto togliere le ragioni di propaganda alla sinistra radicale trasformandole in leggi dello Stato. È stato davvero troppo!

Ed ecco che, è nata l’esigenza (i maligni dicono guidata da D’Alema) di abbatterlo, di ridurlo al silenzio, di confinarlo in un recinto di basso consenso affinché non potesse nuocere ai grandi pensatori della sinistra radicale. Ma Renzi non l’ha fatto: è uscito dal PD ed ha fondato Italia Viva (che chi vede come il partito di Renzi sbaglia perché è un laboratorio di idee). Cosa insopportabile per quella stessa sinistra che da anni cerca di ridurlo al silenzio. Neanche quest’atto, tuttavia, avrebbe potuto restare impunito: inizia a pochi giorni dalla fondazione di Italia Viva la persecuzione giudiziaria e iniziano a fioccare i sondaggi che danno Italia viva sotto il 3% (chi vuole stare dalla parte dei perdenti?), la demonizzazione di un uomo troppo abile per una massa di politicanti con troppe poche idee e scarsissimo fiuto politico.

Da ultimo Renzi abbatte prima Salvini e poi Conte dimostrando al mondo che la Politica è roba per professionisti e non per dilettanti e contribuendo a dare al Paese la guida più autorevole che si potesse immaginare, Mario Draghi, che ha riportato l’Italia a contare nel mondo, ad avere un posto di primissimo piano nei contesti internazionali.

Da parte di Letta cosa abbiamo avuto di tutto ciò? E cosa propone il segretario del Partito Democratico, nominato prevalentemente per ammiccare agli avversari di Renzi, per il prossimo quinquennio il segretario del maggiore partito di sinistra? Aumento delle tasse e pochissimi altri temi di limitato impatto sulla vita dei cittadini.

Voto utile, dunque? Sì, certo, quello per Italia Viva!

Nota: tutte le cifre riportate sono estrapolate da fonti ufficiali (ISTAT, Ministero della Giustizia, Ministero dell’Economia e Finanza, Sole24ore, INPS, MIBACT, ABI, ANFIA, CENSIS, Agenzia delle Entrate)

© Il testo dell’articolo è liberamente riproducibile, ma si fa obbligo di comunicare all’autore l’eventuale pubblicazione in altri siti all’indirizzo info@fabriziopulvirenti.it

7 pensiero su “Gli «errori» di Matteo Renzi”
  1. La sintesi delle “Cose Fatte” è stata utilissima. Grazie Fabrizio. Temo però che, il titolo dell’articolo possa generare ulteriore avversione a Renzi. Purtroppo oggi si legge solo per titoli. Avrei voluto condividere, ma temo l’effetto contrario. Speriamo incontrarci all’assemblea.

  2. Cifre che parlano da sole e che devono essere comunicate, diffuse così da smentire ogni valutazione negativa su Renzi, vittima della sindrome di mediocrità e di invidia per il suo successo, che andava contrastato in tutti i modi possibili, il voto innanzitutto contro il referendum istituzionale dall’Anpi a Casa Pound, poi le inchieste giudiziarie farlocche, l’odio come sua responsabilità diretta attribuita al suo carattere, ecc. ecc. Di questo ne dobbiamo discutere e impostare un’azione politica che non veda solo lui in primo piano ma che coinvolga direttamente e responsabilmente le decine e decine di nostri militanti, appassionati e competenti, a partire dai/lle deputati/e e senatori/trici.

  3. Vorrei inviare queste considerazioni che condivido pienamente a tutti i miei contatti, quindi, essendo io poco tecnologica, vorrei fosse semplice da inviare per WhatsApp.
    Grazie,
    Marta vandelli

  4. Condivido parala per parola dell’abuso riportata, penso che hai dimenticato che dopo tanti mal di pancia, siamo riuscì ad ad aderire nel gruppo dei socialisti&democratici del parlamento Europeo, grazie ancora una vota al grande Renzi, che posto l’argomento in direzione e votato fregandosene dei soliti mal di pancia la settimana dopo daca l’adesione.

  5. Non ammetteranno mai di avere torto.
    Sarebbe indice di intelligenza, ma se uno fosse davvero intelligente non potrebbe che riconoscere i meriti di Renzi.
    Forse il titolo può invogliare proprio quelli che ce l’hanno con Renzi a leggere… e chissà come reagiranno quando capiranno (ma, capiranno?)

  6. Tutto vero e cmq mi fido sulla parola. Non condivido il facile sorvolo sulle questioni giudiziarie e non, personali, che per me hanno ancora molto valore nel giudicare le persone , soprattutto i politici di professione. Maurizio Filippi.

  7. Questa sincera/apprezzabile cronistoria di quanto realmente avvenuto con e per Renzi.. sta a gratificare il lavoro onesto, competente e profittevole compiuto da un giovane politico in meno di un decennio, onorando il suo ruolo e manifestando il suo amore per la nazione con le sue non indifferenti capacità!
    Come accaduto ultimamente per Draghi.. ha avuto molti nemici senza valori/scrupoli che hanno perpetrato/escogitato ogni bassezza per cancellarlo.. per farlo fuori!
    I suoi valori, il suo carattere gli hanno consentito prima di sopravvivere a tutto questo ed ora di contro-attaccare.
    Ritengo che nessun altro avrebbe avuto la capacità di non lasciarsi andare a questo attacco concentrico e vigliacco di vari gangli/istituzioni dello Stato fiancheggiatori di questo ghigliottinamento silente. Possiamo affermare che ne esce vincente e sempre con la medesima determinazione!

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