Ho volutamente atteso prima di scrivere sulla questione di Paquale Tridico perché ho pensato che fosse stato opportuno sentire la campana di parte de “Il Fatto Quotidiano” che, puntualmente, è arrivata questa mattina.
Il giornale di Travaglio pone la notizia tra i fatti di “cronaca” (per intenderci, come se si trattasse di una notizia di minor conto) a pagina 15 del suo giornale, organo più o meno ufficiale del Movimento 5 stelle.
L’analisi che Marco Palombi (autore del servizio) elabora è concettualmente corretta in termini di date, articoli e norme citate. Manca tuttavia della contestualizzazione “politica” che l’argomento richiederebbe.
Un vecchio adagio suole dire che “chi sa fare, fa; chi non sa fare, insegna; chi non sa insegnare, amministra”. Questo adagio, in effetti, ben si applica alla figura di Tridico anche se egli è in buona compagnia: Laura Castelli, la ragioniera con laurea triennale, ha appena ricevuto il posto che è stato di Cottarelli.
Chiarisco subito la mia posizione relativamente agli emolumenti del presidente dell’INPS: deve essere ben pagato e, forse, 150.000 euro lordi l’anno (+ benefit) sono anche pochini considerate le responsabilità cui è chiamato chi dirige uno dei più importanti Istituti italiani.
In realtà il punto su Tridico non è a mio avviso il suo stipendio, non è la sua appartenenza alla nuova casta grillina, né l’essere stato (e forse essere tutt’ora) consigliere di Di Maio; la questione andrebbe sviluppata sulle sue competenze (e non parlo dei titoli di studio, non in questa occasione, almeno) e sui suoi programmi; passati, presenti e futuri.
È bene ricordare che se De Masi è stato il teorico del Reddito di cittadinanza, Pasquale Tridico è stato colui che l’ha reso fruibile e disponibile, colui che avrebbe dovuto predisporre programmi di controllo e di verifica. L’ha fatto? Non mi pare.
Pasquale Tridico, del resto, è colui che avrebbe dovuto predisporre e occuparsi della erogazione del bonus CoViD o della Cassa integrazione in deroga. L’ha fatto? Non mi pare; non mi pare proprio a giudicare dalle lamentele che si leggono. L’unica cosa che, sia con il bonus CoViD che con la cassa integrazione in deroga, ha saputo fare (quello gli è riuscito benissimo) è avere contribuito alla campagna referendaria.
Come si comprende, pertanto, la questione non è “cronaca”, è squisitamente politica perché Tridico è la manifestazione plastica della incapacità e dell’incompetenza a cui abbiamo messo in mano le chiavi del nostro Paese.
Marco Travaglio e il suo giornale sono stati negli anni gli artefici principali del massacro mediatico della parte veramente sana della politica italiana (15 condanne per diffamazione non sono poche!) e adesso viene a derubricare un fatto intriso di significato politico a banale cronaca?
Il presidente dell’INPS (io la vedo così) ha il diritto di ricevere un corrispettivo adeguato al ruolo, ma ha il sacrosanto dovere di fare il proprio lavoro nell’interesse degli italiani e non del suo partito di riferimento.
Lo faccia, lo faccia bene e, per quanto mi riguarda, lo stipendio se lo può pure triplicare. E, per favore, smettiamo di comportarci come i grillini!