Io non ce la faccio a non ribattere alle fesserie che scrive Marco Travaglio, perdonatemi!

Nel suo editoriale del 13 settembre si spertica, si contorce e si dimena per cercare di dimostrare che chi ostacola il taglio dei parlamentari inevitabilmente sostiene Salvini e Meloni; ha coniato per l’occasione la definizione di “Sinistra Salviniana”. È Folle!

Nel mirino di Travaglio oggi c’è Paolo Mieli che equipara il “va’ a cagare” di Saviano contro il PD di Zingaretti al famoso “con questi dirigenti non vinceremo mai” urlato da Nanni Moretti nel 2002 contro Fassino e Rutelli.

L’analisi che sviluppa Travaglio, devo ammetterlo, per certi aspetti può essere convincente; almeno nella sua parte iniziale: diversi i contesti, diverse le coalizioni, diversi – soprattutto – i tempi. Deraglia – e anche di molto! – allorché si ostina a definire “Sinistra per Salvini” il panorama degli oppositori al sodalizio M5s-PD (+LeU e IV).

Travaglio, suvvia, ragioniamo. Il governo Conte 2 è nato da un accordo ricattatorio esercitato dal M5s nei confronti di PD e LeU (al tempo I.V. non è ancora nata) tutto incentrato sulla riforma salviniana del taglio dei parlamentari (sempre pagina 21 del programma della Lega – Salvini Premier). Ed è stato necessario per il PD, compreso Matteo Renzi, turarsi il naso e votare Sì nell’ultimo voto alla Camera. Adesso le cose sono diverse!

Chi oggi si oppone a questo taglio dei parlamentari, lo capisce anche un idiota, si oppone a un preciso disegno della Lega Nord (il Salvini Premier è una incidentale; i programmi grossomodo sono uguali) che va tutto a favore delle regioni del Nord Italia. Non capire questo (mi sono speso nelle spiegazioni) è infantile oppure in malafede.

E poi, finiamola con questa manfrina che la riduzione dei rappresentanti in Parlamento ci avvicina al resto dell’Europa: noi abbiamo un sistema bicamerale paritario che gli altri Paesi europei non hanno; almeno, non nella forma che abbiamo in Italia. Ma lo si vuole capire che il problema non sta nel numero, ma nelle funzioni?

E, ancora, smettiamola di dire che “la riduzione dei parlamentari” è da sempre nei disegni della sinistra. La realtà è che, da oltre quarant’anni, la sinistra riformista si batte per il superamento del bicameralismo perfetto che – questo sì! – ci rende molto distanti da tutta Europa e molto vicini all’Africa!

No, Travaglio, opporsi a questo slogan propagandistico del M5s (sul quale, purtroppo, la dirigenza del Partito Democratico sembra essersi appiattita) è la migliore risposta al salvinismo e alla deriva di destra estrema che potrebbe assumere il nostro Paese alla quale (checché ne possa pensare) il Movimento 5 stelle, e in particolare Di Maio, è molto vicina.

I governi cadono quando perdono la maggioranza parlamentare che li sostiene, non quando si perde un referendum (tranne Renzi che ha mantenuto l’impegno). Non si preoccupi: Conte non cadrà; non a causa del referendum, almeno.

Vogliamo davvero contrastare Salvini e i suoi disegni egemoni? Vogliamo davvero consentire l’emancipazione dell’Italia verso le grandi democrazie europee? Vogliamo davvero impedire alle lobbies di controllare il Parlamento? Se vogliamo tutto questo l’unica strada possibile è bocciare questa assurda riforma che nulla cambia nei meccanismi delle nostre istituzioni.

Dobbiamo sforzarci di superare il lancio di monetine che sembra ormai dominare la Politica; dobbiamo sforzarci di vedere nella Politica la risposta organizzata alle esigenze del Popolo; dobbiamo fare di tutto per superare questa visione (sbagliata, sbagliatissima) che immagina il politico ladro e corrotto “a prescindere”; dobbiamo comprendere che, assecondando il disegno di Salvini, consegneremo le nostre istituzioni alle lobbies di interesse che quelle istituzioni inizieranno a occupare.

Un ultimo richiamo agli amici della sinistra riformista.
Il voto parlamentare (basta analizzare i fatti) alla riforma di Salvini è stato sostanzialmente imposto dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico. Matteo Renzi non ha dichiarato la propria posizione (e mai lo farà) in merito al referendum per evitare di “personalizzare” anche questa consultazione popolare. Immaginare di iniziare dagli effetti della riforma Boschi-Renzi (la riduzione del numero) piuttosto che dai presupposti (riforma dei meccanismi istituzionali) è infantile ed è – soprattutto – pericoloso perché inchioderà per altri cinquant’anni il Paese al bicameralismo.

Il 20 e il 21 settembre (mancano ormai pochi giorni) abbiamo il dovere di bloccare la deriva autoritaria voluta dal sodalizio Lega-M5s!

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