I decreti Salvini andavano cancellati o modificati?
Sicuramente sì; su questo non ci sono dubbi. I dubbi, semmai, sono altri e di altra natura: politici e giuridici.

I media ci hanno abituati a pensare ai decreti sicurezza come se fossero un parto della mentalità irragionevolmente razzista e intollerante di Matteo Salvini. Tuttavia, l’embrione dell’intolleranza verso i fenomeni migratori, è stato anche nei programmi del Movimento 5 stelle.

Con un post pubblicato nel “Blog delle Stelle” il 19 luglio 2017 l’europarlamentare 5 stelle Laura Ferrara, per esempio, ha stigmatizzato la gestione dei fenomeni migratori come il “più grande fallimento dei partiti”, denunciando il fatto che “Il Regolamento di Dublino e l’accordo sui migranti con la Turchia hanno trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa”.

Lo stesso slogan del programma immigrazione del Movimento 5 Stelle è stato, nei fatti, preludio ai decreti “sicurezza” della Lega di Salvini. L’abbiamo letto più e più volte quello slogan: “L’Italia non è il campo profughi d’Europa”. Queste le premesse.

Il primo governo Conte ha approvato ben due decreti dell’allora Ministro degli Interni Matteo Salvini i quali hanno miseramente fallito gli obiettivi sia del Movimento 5 stelle (ridurre gli sbarchi), sia della Lega di Salvini (espellere i migranti cosiddetti irregolari).

Proviamo a ripercorrere molto brevemente i punti chiave dei decreti sicurezza. Il primo decreto è stato approvato con 336 voti favorevoli (quindi con il contributo sostanziale del M5s) e 249 contrari.

Nel complesso i decreti “Salvini” hanno abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari sostituendolo con sei tipologie di permessi speciali; hanno introdotto una sorta di prigionia per i migranti prolungando fino a 180 giorni il tempo di permanenza nei centri in attesa della espulsione; hanno ampliato il numero di reati che comportano la negazione o la revoca della protezione internazionale; hanno smantellato il sistema SPRAR consentendo l’accesso ai programmi di protezione internazionale soltanto ai titolari del diritto di protezione internazionale e ai minori.

Inoltre i decreti “sicurezza” hanno introdotto alcuni reati di nuova concezione quali “esercizio molesto dell’accattonaggio”, limitazioni negli orari di attività dei “negozi etnici” e il discusso utilizzo della pistola Taser per i corpi di polizia municipale.

Una serie di provvedimenti, quindi, di natura restrittiva senza alcun vero programma che tendesse alla risoluzione del problema migratorio. In altre parole è stato il tentativo di Movimento 5 Stelle e Lega di trasformare il nostro Paese in un vero e proprio Stato di Polizia.

Nella realtà dei fatti i decreti sicurezza hanno determinato, soprattutto a causa della stretta sui centri di accoglienza fortemente voluta anche dal Movimento 5 Stelle in quanto ritenuta crogiolo di interessi illegittimi, un vero e proprio disordine con la precarizzazione dello stato giuridico di una moltitudine di migranti, pochissimi dei quali sono stati rimpatriati.

I decreti sicurezza, quindi, sono certamente un parto della mentalità razzista di Salvini, ma sono stati entrambi approvati con il consistente appoggio del Movimento 5 Stelle che ha sempre ritenuto il fenomeno migratorio foriero di interessi illeciti, tanto da stigmatizzare, nelle pagine del loro blog delle stelle, i fenomeni migratori quale esito di un fantasioso complotto ai danni dell’Italia. Del resto moltissimi parlamentari (per caso) del Movimento hanno sostenuto (e probabilmente tutt’ora sostengono) la politica restrittiva voluta da Salvini.

Il presupposto della questione, pertanto, è squisitamente politico se – per come la penso io – la politica è espressione della visione del mondo e della società e, quindi, programmazione che assecondi tale visione. Del resto, non si può essere bianchi e neri contemporaneamente, non si può essere Guelfi e Ghibellini insieme, non si può essere favorevoli e contrari contemporaneamente su idee che investono il piano etico.

Giuseppe Conte approva e disapprova nel breve arco di tempo di appena due anni i decreti sicurezza dei quali egli stesso è stato in qualche misura artefice. Ha cambiato idea? Bene, se l’avesse fatto ne saremmo oltremodo compiaciuti. Tuttavia non si può ignorare il fatto che tali decreti siano stati definiti recentemente incostituzionali dalla Consulta perché violano dell’articolo 3 della Costituzione e, per tale ragione, avrebbero comunque essere quantomeno rivisitati.

Non ho mai creduto alle dichiarazioni da sempre sulla bocca dei 5 stelle “Né di destra, né di sinistra” perché ritengo che la visione politica e i programmi che ne derivano debbano avere una struttura che in qualche modo sia riconducibile alla visione conservatrice oppure progressista e riformatrice. Non ci possono essere vie di mezzo.

Leggere le dichiarazioni, i programmi, gli slogan del Movimento 5 stelle mi ha sempre fatto pensare all’idea che costoro possano avere dell’ordinamento dello Stato e, da qualsiasi parte si rigiri la frittata, tali valutazioni portano costantemente a politiche restrittive e allo Stato di Polizia, peraltro molto vicino – pur con qualche distinguo – alla visione di Salvini.

In tanti hanno contestato l’idea di Matteo Renzi di avere arginato l’ascesa di Salvini favorendo la nascita del secondo governo Conte e gli hanno rimproverato (e continuano a rimproverargli) il sostegno parlamentare in una innaturale coalizione con il Movimento 5 Stelle. In parte, ma solo in parte, hanno ragione. La mossa di Renzi ha certamente fermato Salvini, ma non significa (almeno non credo possa significare) spalmarsi sulle posizioni del M5s perché, tra l’idea riformista di Italia Viva e quella del M5s, c’è un abisso di visione e di progettualità.

E quella visione riformista mi piace seguire.

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