Non sono mai stato (e come avrei potuto, del resto? ) né un simpatizzante, né un elettore a 5 stelle ed ho sempre giudicato gli “eletti” di quel movimento dei miracolati, strappati dalla propria dimensione anonima di “gente comune” per essere catapultati dalla farsesca lotteria della Piattaforma a vincere un posto di primo piano nelle Istituzioni.
Tanti hanno immaginato che quel metodo (quasi di sorteggio) potesse restituire alle Istituzioni quella “honestà”, vessillo e bandiera di un comico isterico che nei suoi spettacoli – correva l’anno 1998 – sbraitava contro i vaccini fecondando il ventre di uno dei più schizofrenici movimenti (quello dei NoVax) che la storia moderna potesse mai immaginare o, ancora, urlava nelle piazze gremite di astanti intossicati dalla propaganda giudiziaria il suo verbo di smantellamento della democrazia rappresentativa da sostituire, nella sua folle visione, con quella partecipativa attraverso sistemi digitali innovativi (ma davvero?) che fosse in grado di restituire al popolo la propria sovranità. Sono stati in tanti e sono ancora in troppi a bere queste sciocchezze farneticanti tanto da avere consentito di portare nell’orchestra delle Istituzioni musicisti appena in grado di pestare e pure disordinatamente i tasti di un pianoforte, ingenerando una cacofonia piuttosto che una melodia. In tanti (e ancora in troppi) si sono lasciati sedurre dalle stelle: l’honestà immaginata come fine da perseguire piuttosto che come prerequisito, il limite dei due mandati affinché la politica non diventasse professione ma servizio (ma, perché, cos’altro è se non servizio?) e poi, ancora, l’essere duri e puri rigettando qualsiasi forma di compromessi, a destra e a sinistra dell’arco parlamentare.
Una dopo l’altra le stelle sono cadute (San Lorenzo potrebbe diventare il loro nuovo simbolo e protettore) e le cadute sono state ingoiate, digerite, assimilate e metabolizzate da tutti coloro che ancora (e, ripeto, sono ancora in troppi) vedono in piccole donne e piccoli uomini, formatisi “nell’università della vita”, che nulla sanno di Pinochet, che farfugliano idiozie sul contributo del caldo all’aumentare del PIL, che confondono libici e libanesi, i loro salvatori e rappresentanti. Eppure tali piccole donne e tali piccoli uomini ce li ritroviamo in posti di cruciale responsabilità, deputati, senatori, sottosegretari e ministri pronti a trasformarsi, cadute le ultime stelle (il limite dei due mandati e l’inibizione nelle alleanze), in donne e uomini professionisti della politica.
Dall’altra parte della scena ci sta il Partito Democratico che ha ormai del tutto perduto la propria identità Riformista (quella c’era ai tempi di Renzi, di Calenda, di Boschi) e cerca di sopravvivere in un oceano infestato da squali, aggrappandosi al relitto del proprio transatlantico che un tempo, con la guida coraggiosa, affidata a donne e uomini capaci di una visione, ha saputo solcare acque impervie e che oggi è in procinto di affondare definitivamente.
Però a quelle donne e a quegli uomini che hanno creduto nelle ragioni del Movimento bisognava pur dare un buon amaro, un elisir che consentisse di digerire il pasto indigesto. E cosa c’è di meglio di una bella sforbiciata alla democrazia rappresentativa? Quale migliore momento per celebrare lo sgretolamento delle istituzioni per farle transitare, tutte e a breve, sulla Piattaforma? Ecco cos’è infine il referendum confermativo del 20 e 21 settembre: il digestivo che sarà dato ai simpatizzanti, militanti e sostenitori delle 5 stelle per mandare giù quest’altra delusione. 5 stelle che somigliano sempre di più al carattere identificativo di un albergo di lusso piuttosto che al carattere rivoluzionario di un movimento politico.
Meditate, gente. Meditate!