Che cosa sarà del nostro Paese all’indomani del 21 settembre quando avremo amputato un pezzo della nostra democrazia?
A quanto pare gli italiani hanno del tutto dimenticato le lezioni che la storia recente ci ha impartito. Ce le riporta alla memoria Sansonetti nel suo editoriale di stamattina su “Il Riformista”: correva l’anno 1993 quando i forcaioli, adeguatamente istigati, hanno consegnato il Paese alla magistratura (dei Davigo, Borrelli, ecc.) per fare piazza pulita dei politici corrotti. Quella stagione ci ha dato, nel complesso, una singola riforma funzionale al Paese (il sistema maggioritario) che, a distanza di meno di trent’anni stiamo per buttare nel cesso sacrificandola sull’altare forcaiolo e populista dei grillini. Però la contropartita di quella operazione di pulizia è stata l’avere devoluto il controllo della vita democratica del Paese a sostituti procuratori a caccia di visibilità che, settimana dopo settimana, hanno accusato, processato e condannato sui media una miriade di innocenti funzionali alla loro crescita di consenso. Poi, in questo clima, nacquero i grillini che, avendo saputo soffiare sul fuoco del giustizialismo, hanno preso il potere e oggi stringono le palle del popolo italiano con l’artiglio dell’honestà! E nel frattempo stiamo calando le braghe per ricevere nelle nostre terga la punta affiliata della dittatura digitale!
E, torno a chiedere, cosa resterà del nostro Paese quando, compiuto questo passo, sacrificata la nostra democrazia, avremo bevuto il sangue grondante del sacrificio di quelli che sono stati impalati nelle nostre piazze digitali? Lo scopo (ma perché gli italiani non lo vedono?) è svuotare il Parlamento, svuotare la Politica, di più: consegnarla nelle mani di inebetiti del web dallo sguardo vuoto che approveranno, in cambio di partite di calcio e concerti gratuiti, l’essere resi sudditi della dittatura digitale.
Facciano attenzione gli italiani: non di solo calcio e concerti vive l’uomo; serve anche la libertà.