Beppe Grillo il 23 settembre 2020 è intervenuto al ciclo di dibattiti “Idee per un mondo nuovo” ideato da David Sassoli.

Dopo la sua introduzione farneticante e autocelebrativa della sua personale visione del futuro e del mondo, Grillo ha fatto alcune inquietanti dichiarazioni che meritano alcune riflessioni.

Verso la fine del suo intervento, allorché gli è stata posta la domanda relativa all’ultimo referendum che abbiamo celebrato tuona così:

Beppe Grillo

«Non credo assolutamente più in una forma di rappresentanza parlamentare»
«La democrazia diretta è l’evoluzione della democrazia»
«Sono andato ancora a votare con una matita dietro una cabina, sono cose che non concepisco più».

Poi ha introdotto la Piattaforma Rousseau, dove, e sono le sue parole, «un cittadino può votare a tutti i livelli, ma può anche consigliare, avendo fatto la sua vita, la sua professione […] se la legge riguarda la sua professione», «Facciamo un referendum a settimana». Alla fine suggerisce di trasformare il parlamento in una sorta di “Giuria Popolare”.

Dobbiamo prenderlo sul serio? Sì, assolutamente sì. Le ragioni per cui dobbiamo prenderlo sul serio richiedono però una riflessione che non sia un tweet.

Andiamo con ordine. Il Movimento 5 Stelle è nato dall’idea di Gianroberto Casaleggio di superare la democrazia parlamentare attraverso la sua evoluzione nella democrazia referendaria elaborata su piattaforme digitali (cfr. J. Jacoboni, “L’esperimento, inchiesta sul movimento 5 stelle”, Laterza 2019) con i primi esperimenti che sono iniziati già durante la sua attività professionale in Olivetti. Tralascio qui di raccontarvi il libro di Jacoboni e salto alla fondazione del M5s e ai suoi schemi delle origini.

Gianroberto e Davide Casaleggio

A parte la tanto declamata pulizia e onestà, a parte l’aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e a parte il fatto che, ora come ora, i grillini sono diventati talmente organici al sistema da divenire essi stessi sistema, non bisogna assolutamente perdere di vista l’obiettivo principale del Movimento di Casaleggio e Grillo: il superamento del parlamentarismo.

Ottenere tale superamento dovrebbe essere, secondo la logica dei fondatori del Movimento, una operazione non traumatica, altrimenti il Popolo si potrebbe ribellare e potrebbe avere inizio una rivoluzione. Il cambiamento del sistema democratico rappresentativo dovrebbe avvenire in modo inapparente, alla giusta velocità e nei giusti tempi.

I “grillini” sono ormai parte delle Istituzioni da dieci anni e più e hanno imparato molto bene quali siano i meccanismi per poter fare implodere la democrazia rappresentativa senza creare forti traumi per il popolo. E, soprattutto, hanno imparato quali siano le leve emotive da manovrare affinché non solo il popolo accetti tale implosione, ma arrivi addirittura a desiderarla.

Inoltre, nel corso della loro attività politica, hanno avuto modo di identificare alcuni intralci da rimuovere per ottenere il risultato: il numero “eccessivo” di parlamentari, la possibilità del parlamentare di decidere autonomamente dal proprio gruppo, il filtro che il Parlamento rappresenta tra il cittadino e le Istituzioni.

Avere instillato nell’opinione pubblica l’idea che il politico si adoperi prevalentemente – se non esclusivamente – per interessi personali piuttosto che nell’interesse della collettività è stata l’operazione propedeutica: un campo prima di essere seminato dev’essere arato e l’idea di diffusa mancanza di onestà nella classe politica è stato l’aratro utilizzato per scavare i solchi nelle coscienze collettive nei quali, successivamente, seminare.

Certamente un enorme aiuto a questa operazione è stato fornito da certa Magistratura compiacente: definire un imputato assolto, un colpevole che l’ha fatta franca ha rappresentato un ulteriore elemento per riuscire a dissodare i terreni meno soffici.

E così, mentre l’aratro ha dissodato e arato il campo delle coscienze collettive, nel laboratorio politico hanno iniziato a coltivare quei semi da spargere: nel marzo del 2017 un gruppo di senatori – primo firmatario Vito Crimi – ha presentato e depositato un disegno di legge costituzionale per la modifica dell’articolo 67 della Costituzione, concernente il “vincolo di mandato dei parlamentari”. Successivamente, con il primo governo Conte, hanno istituito il Ministero della Democrazia Diretta – con a capo Riccardo Fraccaro – utile ad apportare importanti riforme all’impianto referendario.

Vito Crimi

Nella nota di aggiornamento del DEF 2018 è dedicato uno specifico paragrafo alle riforme istituzionali ed una delle quattro linee di intervento è relativa esattamente alla introduzione di nuove norme sul referendum propositivo (qui il documento).

Li vogliamo fare, allora, due conti? Ebbene, per come la vedo personalmente la Ditta Grillo-Casaleggio & Associati ha ottenuto la rimozione del primo degli ostacoli del loro progetto con il referendum costituzionale che abbiamo celebrato il 20 e il 21 settembre. Fatto questo, a mio personale avviso, a partire da subito, saranno posti nell’agenda parlamentare – molto prima della legge elettorale – i due disegni per trasformare la nostra Repubblica Parlamentare nella prima Repubblica Digitale sotto il controllo di sistemi informatizzati. Non sarà probabilmente la “Piattaforma Rousseau”, ma sarà qualcosa di molto simile.

Il passaggio successivo alla contrazione dei parlamentari sarà poterli vincolare al partito che li ha fatti eleggere. Questo non dovrebbe essere particolarmente difficile da ottenere essendo tale aspetto aggredito con tattica “a tenaglia”: da una parte il vincolo di mandato e dall’altra i listini bloccati consentiranno il pieno controllo dei pochi parlamentari che, per il momento, ci potranno rappresentare.

Successivamente, con ogni probabilità, metteranno mano a una ulteriore semplificazione del referendum propositivo con una stretta sulle leggi di iniziativa popolare che saranno verosimilmente votate con i click sulla piattaforma digitale.

Tra l’altro nel 2018, è stata apportata una importante modifica nei regolamenti del Senato con l’obbligo di conclusione dei lavori sul testo di iniziativa popolare entro tre mesi dalla presentazione e decorso tale termine, il disegno di legge popolare è iscritto d’ufficio nel calendario dei lavori dell’Assemblea e la discussione avviene sul testo dei proponenti senza che sia possibile avanzare questioni incidentali (per approfondire consultare le modifiche proposte qui).

Le parole di Grillo sono inquietanti, certo, e devono indurre una seria riflessione agli attuali parlamentari che sostengono con la propria fiducia questo governo. E soprattutto la domanda “Come fermiamo tutto questo?”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *