Com’è stata la performance di Italia Viva alle amministrative che si sono concluse da qualche giorno? C’è stato davvero il fiasco, la débâcle che ci raccontano i media? Beh, considerando alcune non trascurabili variabili, direi di no. Vediamo.

Italia Viva è un partito con una fortissima identificazione, sia sul piano delle opinioni che su quella dei leaders: si definisce e si identifica tanto per le proprie idee fortemente orientate al riformismo quanto per le personalità che ne sono i più qualificati rappresentati, ma anche per le proprie proposte, per la propria idea di Stato, per le sfide culturali, ideali e sociali.

La competizione nella quale Italia Viva si è misurata risente poco di tali caratteristiche più propriamente politiche, ma mette in competizione prima di tutto le personalità e la storia dei candidati Presidente di Regione che si sono sfidati.

Tolti Vincenzo De Luca e Luca Zaia, che hanno una propria storia personale e sono molto facilmente identificabili anche fuori dalle proprie Regioni, gli altri candidati hanno valore in quanto espressione della propria Regione. Il discorso vale tanto per Emiliano quanto per Giani.

Ivan Scalfarotto è persona di grandi capacità politiche con la strada tutta in salita per potersi affermare in Puglia dove due titani, comunque appartenenti all’era glaciale dei tirannosauri politici, si sono scontrati in modo di tanto in tanto anche poco leale (a partire dalle equivoche richieste di Emiliano al voto disgiunto!).

Su Eugenio Giani, che ha vinto, i canali di informazione mainstream sono stati ondivaghi e faziosi: se avesse perduto, sarebbe stata “colpa” di Renzi; visto che ha vinto, allora avrebbe vinto anche senza Renzi. È serio? Credo proprio di no.

Torniamo ai risultati. Dicevamo che le elezioni amministrative sono caratterizzate dalla fortissima identificazione del corpo elettorale con i candidati; potrebbero definirsi, stirando il concetto, delle elezioni a Sindaco più estese, tanto sono importanti le figure dei candidati presidente. I programmi vengono dopo: ci sono (ovviamente) ma restano all’ombra delle figure dei candidati.

Con queste premesse Italia Viva (in coalizione con Azione e +Europa solo in Puglia) ha ottenuto risultati di tutto rispetto: il 7,4% in Campania, il 4,5% in Toscana, il 3,2% nelle Marche. È andata malissimo (ma per tutti) in Veneto dove 41 dei 49 seggi sono stati conquistati dalle liste che hanno appoggiato Luca Zaia e dove Italia Viva ha sostanzialmente lo stesso peso del Movimento 5 Stelle (rispettivamente 0,62% e 0,88%).

Quindi, tutto sommato, non si è trattato di una vera e propria débâcle. Si può fare di più? Sicuramente. A quali condizioni?

Matteo Renzi è un politico di eccezionale spessore, sia sul piano delle idee che su quello strategico: le scelte fin qui fatte lo provano; ma un partito non è fatto soltanto dal proprio leader (il cui spessore, mi ripeto, è irraggiungibile per chiunque altro); deve avere una rete territoriale capace di drenare consenso.

Italia Viva (parere personale) deve necessariamente darsi una struttura organizzata in modo da selezionare la propria classe dirigente, i propri candidati, i relatori di manifestazioni pubbliche, ecc.

Il consenso è possibile drenarlo con donne e uomini capaci di veicolare il messaggio contenuto nelle idee: convention, assemblee, tavole rotonde (fisiche e non solo virtuali) hanno ancora un ruolo e organizzare il partito significa anche questo: individuare nei territori donne e uomini capaci e che abbiano la disinvoltura di «metterci la faccia», spendersi per una causa ritenuta giusta.

Non tutti siamo tagliati per essere deputati, senatori o consiglieri regionali, non tutti siamo tagliati per tenere relazioni o conferenze, non tutti siamo tagliati per sollecitare i cittadini a votarci. Il partito deve (anche) avere questa capacità di selezione, di cernita, di individuazione delle potenzialità.

Senza questo lavoro non è possibile valicare il perimetro delle assemblee e il messaggio della nostra visione di Stato non raggiunge il cittadino.

Sono da sempre stato contrario a chi fa politica solo in campagna elettorale: la politica si fa ogni giorno, più volte al giorno. Perché anche nelle più remote periferie si possono trovare idee che varrebbe la pena quanto meno di ascoltare.

Un pensiero su “È stata davvero una débâcle quella di Italia Viva?”
  1. Concordo con la sua analisi, di Renzi, ma forse ne ha parlato in altra scheda, apprezzo visione e energia, ma temo che il suo ego debordante limiti la sua azione, dovrebbe imparare a contenerlo e usare più empatia politica, peccato si sia bruciato non sapendo gestire sconfitta referendum

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