Barbara Lezzi, la ragioniera leccese che ha vinto nella lotteria Casaleggio un posto al Senato della Repubblica, già Ministro per il Sud nel primo governo Conte, la senatrice del PIL che aumenta a causa del caldo, ieri ha pubblicato un panegirico sull’appoggio apparentemente negato dal PD alla candidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma, suo terzo eventuale mandato politico.

Della lunga requisitoria della bionda senatrice mi ha colpito una frase che tra poco riprenderemo: chi offende Virginia Raggi offende l’intero M5s.

Ma, andiamo con ordine.
Nella prima parte del post pubblicato su Facebook la senatrice si sofferma sulle dichiarazioni di Nicola Zingaretti, sostanzialmente smentendo il sodalizio tanto voluto da certa parte del PD. Ella, infatti, replica alla dichiarazione di Zingaretti nella quale afferma che “Luigi è stato di parola. Alleanze per tutto il Paese” incalzandolo e dichiarando che “Aspetta decisa smentita da parte dei vertici”; e, poche righe sotto prosegue dicendo che “È un pessimo inizio, o meglio, è il solito prosieguo di quanto già conosciamo ma ora ha un peso diverso perché il M5s ha scelto di allearsi anche con i partiti tradizionali, ma all’entusiasmo per questa «nuova era» non segue il rispetto per la nostra forza politica”. E, fin qui niente di diverso, nessuna variazione nello stile comunicativo proprio del M5s: essi dicono e non dicono, si alleano, ma non si alleano, non perdono ma semplicemente “non vincono” abili, come sono, nel celebrare la propria “honestà” e pronti a accusare gli altri – tutti gli altri, nessuno escluso – di scarsa trasparenza. Sorvola la senatrice Lezzi (naturalmente) di raccontare nel suo post celebrativo della santità di Virginia Raggi della più grande truffa perpetrata ai danni dei propri elettori o almeno, se non proprio truffa, di certo circonvenzione: dov’è finita l’integrità del Movimento, dov’è finito il limite dei due mandati, il “mai alleanze”, l’essere duri e puri capaci di rinunciare a qualsiasi accordo pur di mantenere dritta la barra del timone? Perché questo è ciò che la senatrice maschera nel suo (apparente) attacco al segretario del PD, probabilmente per fare digerire ai propri elettori la caduta di un’altra delle stelle.

Il contraltare di queste dichiarazioni proviene da persona rispettabilissima del Partito Democratico, Emanuele Fiano, che critica aspramente un tweet di Calenda nel quale questi spinge a un impulso di dignità gli elettori del PD che, anch’essi al pari dei grillini, devono ingoiare un rospo, quello della rinuncia alle cause civili contro il M5s, sacrificate sull’altare della ritrovata armonia e quindi consacrati a perenne memoria come membri ed elettori del Partito di Bibbiano! Del resto non è ancora stato ufficializzato il nome di colei o di colui che si opporrà a Virginia Raggi nella competizione per il Campidoglio: per quanto ne sappiamo al momento la scelta potrebbe cadere su un candidato “debole” affinché, in un eventuale ballottaggio, gli elettori del PD possano essere quasi naturalmente orientati a dare la loro preferenza alla Raggi. Vedremo.

Al momento le uniche voci critiche sembrano essere, quindi, quella di Renzi e Calenda (esterni al PD) e quella di Orfini che, in un impulso di dignità, ha parlato, senza peli sulla lingua, della iniquità di questo “calarsi le braghe” a ogni richiesta dei grillini.

In una cosa ha però ragione la senatrice Lezzi (no, non sul PIL che cresce a causa del caldo): chi offende uno dei leader di un partito offende l’intera impalcatura, la massa di donne e uomini che in quel partito si riconoscono. Ecco perché sono profondamente grato a Matteo Renzi che ha scelto di non dimenticare gli insulti e le calunnie subite e di proseguire nei processi.
Come sempre la garanzia è nella statura politica di Renzi che salvaguarda la dignità di quanti seguono la sua visione di Stato.

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