Incontro con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Le immagini del giorno dell’avvicendamento a Palazzo Chigi tra Giuseppe Conte e Mario Draghi e, in particolare, degli applausi ricevuti dal Presidente del Consiglio uscente hanno fatto il giro dei social network come se si fosse trattato di un evento straordinario o eccezionale.

Ciak, si gira!

In realtà l’applauso del personale “stanziale” di Palazzo Chigi al Presidente del Consiglio che lascia l’incarico è una sorta di consuetudine istituzionale: l’hanno ricevuto sostanzialmente tutti e, cercando in rete, si trovano i filmati d’archivio (un noto sito di analisi dell’informazione ne ha parlato in dettaglio qui)

Cosa c’è di eccezionale, allora, questa volta? Perché i social media (e anche i siti di informazione main stream) hanno così tanto indugiato su questo particolare momento di vita istituzionale?

In un sistema di comunicazione come quello messo in atto dal Presidente Conte e dal suo team di comunicazione guidato da Rocco Casalino è impensabile che qualcosa possa essere stato lasciato al caso. E, probabilmente, tutto è stato “costruito” ad arte, come se si trattasse di un set cinematografico.

Guardando i filmati dei predecessori di Conte, infatti, la durata complessiva dell’evento non ha superato i 3 minuti complessivi; dal momento in cui i Presidenti del Consiglio uscenti si sono presentati davanti al “red carpet” al momento in cui hanno lasciato il cortile, il tempo medio è stato inferiore ai 3 minuti.

Per Giuseppe Conte tale tempo, invece, è stato dilatato a dismisura con un “red carpet” che, anziché essere disposto in linea retta dai portici fino all’auto, è stato posizionato in una “U”, affinché la “passerella” potesse durare almeno il triplo.

Inoltre il Presidente del Consiglio uscente, l’avvocato Conte, ha parecchio indugiato nei saluti chiamando “sul palco” la bionda compagna-fidanzata, Olivia Paladino, affinché anch’ella potesse godere del momento mediatico e regalare una immagine di afflizione a uso e consumo dei suoi sostenitori.

Per inciso, la compagna-fidanzata di Giuseppe Conte è una dei Paladino che sembrerebbero aver beneficiato di uno di quegli interventi “ad personam” tanto invisi al Movimento 5 Stelle. Lasciamo perdere!

Un tributo di applausi, dunque, bene architettato, ben progettato nei minimi particolari dalla squadra di comunicazione di Giuseppe Conte. In altre parole una vera e propria messa in scena per lasciare nella memoria collettiva l’immagine di un uomo “amato” che è stato “ingiustamente” allontanato dal suo ruolo. Ecco qual è stato lo scopo dello spettacolo. Lacrime di Casalino comprese.

Ma Giuseppe Conte, al di là della sua proiezione mediatica e dei pianti inconsolabili delle sue “bimbe”, è stato davvero questo campione di efficienza? È stato davvero un Presidente del Consiglio tanto capace da dovere essere rimpianto? È stato veramente questa eccellenza politica tanto da dovere costruire una proiezione mediatica che lo faccia rimpiangere? Giuseppe Conte, credo sia opportuno ricordarlo soprattutto a quanti oggi lo vedono come leader di un nuovo centrosinistra strabico verso la sinistra-sinistra, è lo stesso uomo che ha promulgato i famigerati decreti sicurezza di Salvini, fortemente lesivi dei più essenziali diritti umanitari; è stato l’uomo che ha annunciato, lo stesso giorno del crollo del Ponte Morandi a Genova, la sostanziale inutilità dei processi perché la concessione ASPI la si sarebbe dovuta revocare per volontà di popolo, legittimando, di fatto, il “processo popolare per acclamazione”, equiparando il garantismo al giustizialismo; lo stesso che ha adottato la politica (si fa per dire) del “cerchiobottismo” utile a tutte le stagioni e a tutte le maggioranze; lo stesso Presidente del Consiglio che ha affermato il Sovranismo davanti all’Assemblea Generale dell’Onu ponendosi, anche, come interlocutore preferenziale di Donald Trump in Europa.

Passami il fazzoletto!

Davanti a quest’uomo, buono per tutte le stagioni, la cui unica richiesta sembra essere stata di lasciarlo al governo del Paese, le forze tradizionalmente di sinistra (Partito Democratico, Articolo uno, Liberi e Uguali, ecc.) hanno ceduto il passo rinnegando la propria tradizione politica ultra-cinquantennale, facendo di tutto per abbracciare il populismo pentstellato.

Uno scempio. La sinistra italiana dovrebbe seriamente decidere da che parte stare; dovrebbe decidere se intenda inseguire la notorietà e la celebrità sui social oppure, come sarebbe auspicabile, tornare a discutere di Politica.

Non ci sono altre strade, anche se l’una non esclude l’altra. La sinistra può anche presidiare i social network, può anche permettersi di parlare alle masse attraverso i mezzi di comunicazione moderni e fruibili da tutti. Ciò che non può permettersi è inseguire la cultura dell’«opinionismo spicciolo», assecondare il sentimento e scegliere di conseguenza. Non è (e non dovrebbe mai essere) questo il ruolo di una forza che vuole restare collegata in linea ideale con la propria storia.

Del resto le prove dei disastri che si possono ottenere nell’inseguire posizioni diverse dalla propria vocazione con l’unico scopo di acquisire o mantenere consenso ce le abbiamo già. Come ignorare, infatti, lo scempio del Servizio Sanitario Nazionale la cui competenza è stata devoluta alle Regioni per inseguire la Lega Nord di Umberto Bossi? Vogliamo adesso, a trent’anni di distanza, ripetere gli stessi errori?

E poi la sinistra dovrebbe anche decidere quale abito vestire, se proseguire sulla via del Comunismo che il resto del mondo ha archiviato oppure, come sarebbe auspicabile, proseguire il percorso riformista tracciato da Blair, Macron, Obama e oggi finalmente ripreso da Biden.

Certo, l’avere Partito Democratico e LeU dato gli ultimatum secchi – “o Conte o voto” – ha tracciato una strada rischiosa sul piano istituzionale tanto da avere consentito a Salvini di tornare a essere protagonista nella nuova compagine governativa ed ha dimostrato la miopia politica di Zingaretti che non ha saputo approfittare dell’occasione per riportare il Partito Democratico a essere elemento centrale e decisivo delle politiche della Nazione. Che spreco!

Adesso il Paese ha girato pagina. Adesso, senza Conte, l’Italia si riposiziona nello scacchiere internazionale con il ruolo che le è stato assegnato dalla Storia. Adesso si deve provare a capire (e deve in questo sforzarsi soprattutto la sinistra) che il problema non è il drappello di parlamentari di Italia Viva e neanche Matteo Renzi. La sfida è immaginare un futuro lanciato verso il terzo millennio, verso l’innovazione, verso la competenza, verso il rinnovamento e le riforme, verso il superamento della lotta di classe, verso l’affermazione della parità sociale. Ma come avremmo potuto immaginare tutto ciò con Giuseppe Conte capace soltanto di non decidere e di cercare qualsiasi strada utile a mantenere la propria posizione?

L’aver girato pagina è la risposta a quanti, qualche settimana fa, fintamente stupiti, si sono chiesti il perché della crisi istituzionale. La risposta? Semplice: dare una possibilità di ripresa all’Italia. Che altro?

Le bimbe di Conte troveranno (si spera) un modo per consolarsi.

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Un pensiero su “Le inconsolabili “bimbe di Conte””
  1. In sintesi quando una volta POLITICA era politica lo sconfitto usciva di scena e il vincitore lo sostituiva.
    Inoltre tutti quanti vincitori e sconfitti politici veri.

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