Ieri pomeriggio ho ricevuto un messaggio WhatsApp contenente un link che mi ha portato al sito de «Il Fatto Quotidiano» puntando a un video-articolo il cui titolo è «Renzi: “Ridicolo avere 945 parlamentari. La riduzione del numero dei politici è la priorità per essere credibili.” Il video del 2016». Qualche giorno prima, circa due settimane prima per l’esattezza, ho ricevuto il video dell’intervista fatta da Raffaella Carrà a Nilde Iotti nella quale la presidente della Camera portò conoscenza dei telespettatori della trasmissione la sua posizione sul numero dei parlamentari. Entrambi i fatti, tanto quello della Presidente Iotti quanto – se non soprattutto – quello di Matteo Renzi sono utilizzati in modo improprio dal Fatto Quotidiano e dalla macchina della propaganda grillina.
Il Fatto Quotidiano, intanto e prima di tutto, dovrebbe far pace con sé stesso: dovrebbe chiarire ai suoi lettori se ritenesse la Riforma Boschi-Renzi giusta e allora non avrebbe avuto senso osteggiarla nel 2016 oppure se la ritenesse sbagliata e, pertanto, dovrebbe ritenere sbagliata anche questa degli “amici” (del Fatto Quotidiano, ovviamente) grillini. La verità, probabilmente, è un’altra. Nel 2016 l’obiettivo del Fatto Quotidiano e del Movimento 5 stelle è stato abbattere con ogni mezzo possibile Matteo Renzi perché è stato l’unico politico capace di comunicare ai cittadini (e, per giunta, di saperlo comunicare!) un progetto di riforme utili allo Stato che non violentasse, che non stuprasse la democrazia e che, contemporaneamente, fosse in grado di allineare il nostro Paese alle altre grandi democrazie europee. Ragion per cui è stato necessario adoperarsi con ogni mezzo per ridurre l’astro nascente della politica italiana quasi al silenzio.
Luigi Di Maio in questi giorni si sta sgolando nel gridare ai quattro venti paragoni improponibili con gli altri Paesi europei, in particolare con la Francia. Siamo contenti che anche “Gigino da Pomigliano” si sia accorto che in Francia è vigente un sistema altamente rappresentativo degli elettori e altamente efficiente. Peccato che, però, ci sia arrivato con quattro anni di ritardo dopo aver fatto perdere agli italiani l’occasione di migliorare le istituzioni. L’ho scritto ieri, ma mi pare opportuno ripetere il concetto ancora un volta. In Francia c’è un sistema bicamerale (come il nostro) nel quale, tuttavia, soltanto i membri dell’Assemblea Nazionale (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati) sono eletti a suffragio universale; il Senato francese è eletto dai cosiddetti “Grandi Elettori” che sono i rappresentanti delle città metropolitane, sindaci, consiglieri comunali e dai deputati. Tutto sommato la riforma Boschi-Renzi, almeno nelle linee generali, avrebbe avvicinato l’Italia ai sistemi legislativi del resto d’Europa, ma l’occasione gli italiani se la sono giocata per assecondare il populismo grillino e leghista.
Nilde Iotti, nel 1979 a Piombino, ebbe a dichiarare “Basta con questo assurdo bicameralismo perfetto unico nel mondo e causa di ritardi. Basta con mille parlamentari, quanti ne ha la Cina, ma loro sono un miliardo e trecento milioni. Più penetranti poteri di controllo del Parlamento. Federalismo istituzionalizzato, trasformando il Senato in Camera delle Regioni e dei poteri locali: perché il Senato non potrebbe essere come il Bundesrat tedesco?”. Le parole di Nilde Iotti non lasciano tanto spazio all’interpretazione e sono, alla fine, una anticipazione del lavoro di Boschi e di Renzi del 2014-2016 e il suo disegno è stato portato avanti fino al 1993 allorché è stata Presidente della Commissione Parlamentare per la riforma della seconda parte della Costituzione, ovvero di quella parte della Costituzione che anche Boschi e Renzi hanno proposto di modificare, per giunta negli stessi termini sostanziali (con le ovvie variazioni necessari dopo oltre vent’anni) proposti da Nilde Iotti.
Ora, dopo questa breve e sicuramente insufficiente rassegna di alcuni dei passaggi determinanti delle riforme proposte e mai ottenute, si capisce come il pasticcio che propongono i grillini sia stonato e inappropriato. Essi dicono che, dopo la riduzione del numero dei parlamentari, metteranno mano a altre riforme. Però nono si parte dalla fine, da quello che dovrebbe essere il punto finale di un percorso di riforme per migliorare il funzionamento delle istituzioni: la riduzione del numero dei parlamentari dovrebbe essere l’effetto di un riassetto generale del Parlamento e non il momento d’inizio. Altrimenti è come espiantare il cuore a un paziente e lasciarlo in attesa dell’organo da trapiantare!
A me sembra, in definitiva che già accostare la riforma Boschi-Renzi a questa operazione di marketing grillino sia azzardato; farlo poi con le proposte di Nilde Iotti, rispolverata solo a fini di propaganda, sia addirittura spregevole, oltraggioso e irrispettoso per la Sua memoria!
Condivido la lettura del passato che fai, ed anche i giudizi di merito sull’attuale tuttavia edo del bene in questa sgangherata legge: l’essere sgangherata. Ha il pregio di rompere la crosta edi rendere politicamente proponi ile un riaggiustamento, cosa che il no non permetterebbe più,