Marco Travaglio, tanto per cambiare, questa mattina ha bacchettato i dissidenti dalla linea politica e amministrativa di Conte esortandoli a scrivere su un foglio, per ben cento volte: “Il virus esiste”, “Il nemico è il virus” e “Sono un coglione”.
Va bene. L’ho fatto appena adesso. E cosa è cambiato? Nulla, assolutamente nulla visto che l’isteria collettiva non sembra arrestarsi neanche dopo il training autogeno suggerito da Travaglio nel suo editoriale di stamattina.
In verità, però, Travaglio una cosa interessante l’ha scritta pure: “Col raddoppio settimanale dei contagiati, che rendono impossibili i tracciamenti e premono sui pronto soccorso e gli ospedali anche se non ne hanno bisogno, e con i malati che riempiono sempre più i reparti Covid e le terapie intensive, c’è poco da fare”. È qui, però, che casca l’asino, è qui che crolla il castello di carta che Travaglio ha posto a difesa di Conte e della porzione pentastellata dell’esecutivo.
Travaglio ha evidenziato in queste parole le criticità più scottanti della gestione Covid: il tracciamento dei contatti e la debolezza della sanità territoriale dalla quale deriva l’intasamento dei pronto soccorso degli ospedali. Questi aspetti, tuttavia, sono delle criticità relative laddove si volesse seriamente intervenire con pragmatismo.
Evito di approfondire l’aspetto (controverso) della questione organizzativa Covid che riguarda la medicina del territorio. Sarebbe eccessivamente tecnico e implicherebbe una serie di analisi eccessivamente complesse per il ristretto spazio di una riflessione. Faccio però pubblicamente due inviti a chi legge: 1) evitate di andare in ospedale se non ne avete stringente necessità. 2) non dimenticate che oltre al Covid ci sono altre malattie che necessitano di essere trattate: non trascuratele per paura del contagio.
Più facile da analizzare e da comprendere la questione del tracciamento dei contatti. Essa si basa sull’analisi di dati che dovrebbero essere caricati in un server dagli operatori e l’esecuzione di tamponi (anche di tamponi rapidi) ai contatti più stretti. Niente di complicato se non fosse per i numeri in costante crescita.
La sanità ospedaliera italiana sta utilizzando i neolaureati in medicina nei pronto soccorso Covid per far fronte alla carenza di personale medico. Sono ragazze e ragazzi bravissimi, pieni di buona volontà e di coraggio, con eccellenti percorsi formativi. Mancano di una qualità che nessuna Università può conferire: l’esperienza. Tuttavia, poiché c’è la necessità, sono stati arruolati, istruiti e messi in prima linea, in trincea. È la guerra!
Il training formativo per l’esecuzione materiale di un tampone antigenico è minimo: istruire anche un non sanitario sulle modalità minimamente invasive per strofinare la punta del tampone contro le mucose faringee e nasali è quasi un gioco da ragazzi. Ancora più semplice sarebbe l’addestramento necessario per inserire i dati dei contatti dei positivi in un sistema “cloud” utile al tracciamento.
L’Italia paga mensilmente un certo numero di cittadini con il Reddito di Cittadinanza con l’obbligo (sulla carta) di svolgere lavori di pubblica utilità. Ora – magari sarò un po’ ingenuo nel pensarlo – perché non si cerca di impiegare le migliaia di percettori del Reddito nella utilità pubblica del tracciamento? Cosa ci sarebbe di difficile o impossibile?
Quanto tempo avrebbe impiegato un qualsiasi docente a insegare loro la manualità necessaria? Un giorno? Due? Magari una settimana – perché no! – però adesso avremmo un esercito di soggetti in grado di eseguire un banalissimo tampone e un altro esercito in grado di inserire i dati di soggetti testati nei sistemi informatizzati.
Sarebbe stato di pubblica utilità? Penso di sì!
Siamo in tempo per farlo? Forse sì!
Perché Travaglio non lo dice? Rispondete da soli!