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Domenica 23 agosto Luigi Di Maio nella sua diretta facebook ha, una dopo l’altra, elencato una serie di grossolane inesattezze, verosimilmente frutto della sua crassa ignoranza. Il problema per le persone serie e con un minimo di intelligenza e cultura, è la diffusione che tali inesattezze hanno giacché, con una quantità davvero grande di followers, i suoi video e le bestialità che sostiene entrano nella mente della gente come se fossero verità assolute. Difficilmente, infatti, i simpatizzanti e/o gli attivisti del M5s andranno a verificare se ciò che dice il loro riferimento nazionale sia o meno corrispondente a verità: semplicemente assorbono tutte le sciocchezze che egli sostiene ed esse diventano automaticamente verità.
Noi, da semplici cittadini senza alcuna velleità culturale o giuridica, noi che non siamo costituzionalisti, ma soltanto persone di buon senso, cercheremo di confutare una a una le minchiate che sostiene con l’auspicio che questa azione possa essere il modesto contributo per fermare la deriva di ignoranza che ormai penetra il Paese e lo stupra. Il rischio per la Democrazia nella nostra porzione di mondo c’è ed è consistente perché (ormai le statistiche lo hanno acclarato) gli italiani sono in larga misura analfabeti funzionali (siamo a quota 40%), ovvero leggono ma non capiscono ciò che leggono e questa larga base di analfabetismo funzionale è il vero punto di forza del M5s.

Ma, andiamo con ordine. La prima minchiata che Luigi Di Maio sostiene è che l’Italia ha troppi parlamentari. Egli fa il confronto con Francia e Germania dove ci sono un parlamentare elettivo ogni 117.000 abitanti; nel Regno Unito, egli prosegue, ce ne sono uno ogni 102.000 abitanti mentre nel nostro Paese i parlamentari sono uno ogni 64.000 abitanti. L’errore di fondo in questo confronto sono però i sistemi parlamentari dei Paesi che egli prende a paragone giacché in tutti questi Stati l’ordinamento dello Stato è radicalmente diverso da quello italiano. La Germania è uno Stato Federale ed ha cinque organi costituzionali, uno dei quali è il Bundesrat, la cosiddetta Camera delle Regioni Federali. La Francia è come l’Italia uno Stato bicamerale (Assemblea Nazionale e Senato), ma i francesi eleggono soltanto i membri dell’Assemblea giacché i senatori sono eletti dai “Grandi Elettori” (Sindaci, Consiglieri comunali, delegati dei consigli comunali, consiglieri regionali e dai deputati). Il Regno Unito è un discorso poi completamente diverso perché le due Camere (la Camera dei Comuni e la Camera dei Lords) hanno modalità di accesso e funzioni profondamente diversificate e, addirittura, nella camera dei Lords ci sono anche cariche ereditarie. Quindi paragonare l’Italia a altri sistemi parlamentari coi quali non condividiamo alcunché è una bella trovata propagandistica, ma resta una minchiata.

Andiamo avanti. Di Maio dice giustamente che il referendum è la parte finale del processo legislativo del taglio dei parlamentari e che il Movimento 5 Stelle non avrebbe mai voluto celebrare tale interrogazione ai cittadini. E dice il vero anche quando dichiara che l’ultimo voto parlamentare è stato dato pressoché all’unanimità da tutte le forze politiche. Tace però sul fatto, altrettanto importante, che quest’ultimo voto è stato la merce di scambio per la nascita del Governo Conte 2º a cui, obtorto collo, Partito Democratico e Italia Viva si sono dovuti piegare. Per una persona che si ammanta di pulizia morale sarebbe stato giusto dire le cose per come stanno, giacché in tutte le precedenti discussioni parlamentari il provvedimento non ha avuto i risultati sperati dal Movimento in quanto le opposizioni di sinistra (ma anche parte di quelle di destra) hanno sempre rigettato il disegno.

Nel successivo passaggio (e siamo solo nei primi tre minuti di delirio) Luigi Di Maio mette sullo stesso piano i Parlamentari nazionali (deputati e senatori) con i consiglieri regionali, con i consiglieri comunali e, addirittura, con i consiglieri delle municipalità giacché – egli sostiene – la rappresentanza dei cittadini è assicurata da queste figure. La fesseria è talmente madornale che non meriterebbe replica se non per il fatto che, nella prosecuzione delle sue farneticazioni, tira in ballo Nilde Iotti e, allora, il discorso si fa serio. In queste settimane sta infatti girando sui social lo stralcio di una intervista di una trentina d’anni fa nella quale Raffaella Carrà ospita la Iotti che si pronuncia (facciamo attenzione) non per un taglio lineare dei rappresentanti istituzionali dei cittadini, ma per l’abolizione del Senato come organo legislativo. La riforma proposta dalla Iotti non ha nulla – ma proprio nulla – a che vedere con questo pasticcio pentastellato, semmai avrebbe avvicinato l’Italia alle democrazie avanzate (tipo la francese o la tedesca) ed è, in buona sostanza, quanto ha cercato di ottenere la riforma Boschi-Renzi nel 2016. Tagliare in modo orizzontale la rappresentanza popolare non c’entra nulla con l’idea di Parlamento elaborata da Nilde Iotti. Del resto nella clip diffusa dai 5 stelle la Iotti, proprio all’inizio dell’intervista, allorché la Carrà la introduce quale artefice della proposta di riduzione, ella chiarisce che intende ridimensionare il parlamento sul versante Senato. Chi volesse, poi, documentarsi su tale proposta troverà diversi spunti di riflessione e – guarda, guarda – ci troverà quelle riforme che, trent’anni dopo, Maria Elena Boschi e Matteo Renzi avrebbero voluto per le nostre istituzioni.

Luigi Di Maio prosegue poi indicando il risparmio che gli italiani otterrebbero da questa riduzione. Egli sostiene che il risparmio sarebbe di circa 100 milioni di euro l’anno. Ora, a parte che Carlo Cottarelli (del quale – d’istinto – mi fido di più) ha chiarito che il risparmio sarebbe di 57 milioni di euro l’anno, anche prendendo per buona la cifra di Di Maio, il risparmio per ogni cittadino (provate a fare la divisione) sarebbe di poco più di un euro l’anno, per l’esattezza 1,6€. Una cifra banale ancora di più delle banalità sostenute dal Ministro degli Esteri. E per rendere ancora più credibile la sua posizione aggiunge che tale riduzione del numero dei parlamentari fa il paio con l’altra vittoria del Movimento 5 stelle, quella sui vitalizi che loro avrebbero abolito. Ora, io capisco davvero che i seguaci del Movimento siano pigri e non abbiano né la voglia, né forse il tempo per documentarsi, però – ed è storia recentissima – l’abolizione dei vitalizi è stata una scelta del Governo Monti nel quale l’allora ministro Fornero trasformo il vitalizio in pensione contributiva aggiustando la distorsione nel trattamento tra il parlamentare e gli altri lavoratori e l’ha pure agganciata alla contribuzione che ogni parlamentare versa nelle casse previdenziali. Quindi anche questa è una bugia grossolana che, però, Di Maio utilizza sapientemente perché stimola gli istinti più bassi di chi l’ascolta.

Sul versante del funzionamento del Parlamento dopo la riduzione del numero di deputati e senatori si è espressa una autorevole personalità, Mario Tronti, in una articolata spiegazione pubblicata su “Il Riformista” e in una intervista rilasciata a “Huffigtonpost”. In entrambi gli interventi egli spiega ai lettori che la riduzione dei parlamentari comporterà inevitabilmente un drammatico peggioramento dell’attività legislativa perché, per esempio, inciderà negativamente, sulla formazione e sulla attività delle commissioni parlamentari che sono il cuore pulsante, gli ingranaggi determinanti del Parlamento.

In definitiva le ragioni esposte da Luigi Di Maio nel suo farneticamente videomessaggio non sono diverse da quelle di gran parte di coloro che sostengono questa assurda riduzione: “sono troppi”. Il rischio che la riforma possa essere accolta c’è ed è grosso e la forza del Movimento 5 Stelle che l’ha ideata è nella superficialità degli elettori che rifiutano qualsiasi approfondimento e qualsiasi analisi fidandosi del giudizio di coloro nelle cui intenzioni c’è lo smantellamento della vita democratica dell’Italia.
Se dovesse passare il Sì saremmo sicuramente più vicini a certe aree depresse dell’Africa e sempre più lontani dalle grandi democrazie europee. Ecco perché è indispensabile informare i cittadini con argomentazioni circostanziate smentendo con regolarità tutte le fesserie che circolano.

2 pensiero su “Le «minchiate» di Di Maio”
  1. Il fatto più rilevante è che questo taglio non modifica in niente l’attuale sistema di produzione delle leggi che è l’attività principale del parlamento. È puro populismo anche un poco becero. Niente di più.

  2. Di Maio è uno scialacquatore di soldi pubblici sempre nella logica di voto di scambio con famigli ed amici che assume alla Farnesina pur senza alcuna preparazione di politica internazionale ed infatti infila una figuraccia dopo l’altra. Il suo team è doppio rispetto a tutti i
    Ministri degli Esteri precedenti

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