Giuseppe Conte è al momento il nome più citato nei social, nei mezzi d’informazione mainstream, corre di bocca in bocca quasi fosse un nuovo Garibaldi, un nuovo Turati, un nuovo Pertini. Sembra che Giuseppe Conte non abbia avversari; tutti gli manifestano sostegno e amicizia e nessuno sembra porre veti su un suo (improbabile) reincarico per un nuovo governo Conte-ter. Insomma, fossimo sarcastici, diremmo #ConteStaiSereno.
Chi sono i veri nemici di Giuseppe Conte? Chi potrebbe ricavare un vantaggio dal suo allontanamento dalla scena politica? Vogliamo provare a buttarci da un aereo senza paracadute e immaginare alcuni scenari, giusto per assecondare il “vecchio” Giulio che (sagacemente) ha detto che “a pensar male si fa peccato, ma…”
Bene. Seguitemi.
Il grado di popolarità di Conte, nonostante il fallimento della sua linea politica rivelatasi poco efficace nel contenere la crisi e i suoi effetti a breve e lungo termine, è molto elevato. Si badi, il grado di popolarità, non la “competenza” politica di cui ha dimostrato numerose lacune.
Anche la capacità di adattamento di Conte risulta essere piuttosto elevata: ha fatto due governi consecutivi, succedendo a sé stesso, e con invidiabile disinvoltura, è stato il punto di equilibrio prima tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, poi tra il PD di Nicola Zingaretti, con l’appendice di Liberi e Uguali, e lo stesso Movimento. Davvero invidiabile. E si accingerebbe a guidare un (ripetiamo: improbabile!) terzo esecutivo con una maggioranza ancora più eterogenea che pesca qua e là transfughi il cui unico mastice sembra essere la volontà di mantenere il proprio seggio parlamentare.
A chi nuoce la popolarità di Conte e il consenso mediatico che riesce a riscuotere? Quali soggetti politici ne riceverebbero nocumento? Chi potrebbe essere danneggiato dalla capacità di Conte di cambiare posizione con la stessa disinvoltura con la quale cambia i calzini?
Gli italiani sono diventati un elettorato molto fluido sia per la mancanza di una classe intellettuale che sappia spiegare le scelte politiche, sia per la trasformazione della politica che dà spettacolo di sé stessa. Il politico è giudicato per il suo aspetto esteriore, per i suoi modi, per gli abiti che indossa. Quasi mai, dalla moltitudine di commentatori da Bar Sport, emerge una seria analisi della attività propriamente politica o tecnica del politico.
In questo scenario pochissimi elettori sono e restano fermi nelle proprie posizioni; di solito sono coloro che hanno radici di militanza politica (da destra a sinistra), oppure coloro che hanno maturato un proprio indirizzo di pensiero che ne suggerisce il posizionamento. Il resto cambia facilmente orientamento e risente di tutti i fattori estrinseci cui abbiamo accennato.
Alcuni sondaggisti hanno immaginato la verosimile nascita di un “Partito di Conte”. L’ipotesi è realistica, ma è soggetta al mantenimento della popolarità di Conte, largamente mediata dal suo curatore d’immagine, nonché portavoce, Rocco Casalino. Le idee che dovrebbero sostenere questo ipotetico partito, contano meno. Molto meno.
Se Conte dovesse riuscire a mantenere il proprio ruolo di Presidente del Consiglio e dovesse fare davvero la scelta di creare un partito personale con il quale correre alle elezioni del 2023, quasi sicuramente i soggetti politici che ne riceveranno serio nocumento saranno soprattutto due: il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.
Per il Movimento 5 Stelle e per molti dei suoi “front-man” questa operazione potrebbe rappresentare una opportunità e (forse) l’ultimo treno sul quale salire in corsa per evitare di restare ai margini della scena. Penso, per esempio, a Luigi Di Maio, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro, Paola Taverna, Barbara Lezzi, Roberto Fico. Sono tutte donne e uomini che – stante il regolamento interno del Movimento – non avrebbero altre opportunità e dovrebbero passare la mano a coloro che hanno scelto nel 2018 di fare un passo indietro, Alessandro Di Battista in testa.
Ma il PD? E LeU? Larga parte dell’elettorato democratico e comunista è ormai diventato ancora più fluido dell’acqua e molto probabilmente tantissimi elettori del Partito Democratico e (un po’ meno) di LeU convergerebbero proprio sul Partito di Conte. Storiche personalità democratiche potrebbero restare “al palo”, superati dalla popolarità di Conte (ripetiamo: non dalla competenza).
Altri partiti dell’arco parlamentare, da “Fratelli d’Italia” alla “Lega”, da “Forza Italia” a “+Europa”, “Azione”, “Italia Viva” sono più o meno compatti e fermi nel proprio orientamento: gli scostamenti nelle intenzioni di voto dei vari sondaggi sono infinitesimali.
Ora, immaginando uno scenario del genere, chi deve davvero temere Conte? Quali Partiti o Movimenti sarebbero danneggiati da una figura come Giuseppe Conte, capace – come abbiamo ampiamente detto qui e in altre riflessioni – di mutare sé stesso pur di mantenere il proprio ruolo e la propria leadership?
© Il testo dell’articolo è liberamente riproducibile, ma si fa obbligo di comunicare all’autore l’eventuale pubblicazione in altri siti all’indirizzo info@fabriziopulvirenti.it.
