Non c’è migliore strategia per il “clickbait” de “Il fatto quotidiano” che, ormai, non può che essere definito l’organo di stampa ufficiale del Movimento 5 Stelle e Marco Travaglio il suo più fiero portabandiera, che attaccare Matteo Renzi. Funziona sempre!

E così, anche in questo ultimo sabato di questo caldo agosto non poteva mancare il rutto di Travaglio con il suo vomito acido su Renzi e, in genere, su qualsiasi politico che non sia un grillino. Tanto per cambiare, il nostro Marco se la prende (ancora una volta e chissà fino a quando) con Matteo Renzi al quale rimprovera la definizione che ha dato della riforma parlamentare voluta dai grillini: “Uno spot!”. Ma, perché, cos’altro è?

Ma, se non vi dispiace, entrerei nei dettagli per (la dico pulita) smascherare Travaglio in una parte delle sue grossolane contraddizioni.

Correva l’anno 2016 quando “Il Fatto Quotidiano” si è schierato contro la riforma Boschi-Renzi tanto da arrivare a dichiarare Travaglio qualche giorno prima del referendum del dicembre 2016, davanti alle telecamere di La7, nel salotto della Gruber “Renzi rischia di perdere perché non sarà più garantita la sovranità popolare, perché la gente non riesce a capire perché dopo 10 anni che ci facevano eleggere i parlamentari per finta, adesso ci tolgono la scheda del senato. Renzi la deve finire di far paura alla gente per costringerla a votare contro la propria intelligenza”.

A quell’epoca coloro che si sono apertamente schierati contro il cambiamento si sono sbizzarriti a confrontare il nostro sistema parlamentare con le democrazie avanzate europee che vantano un maggior numero di parlamentari rispetto all’Italia per cui, sempre all’epoca, sarebbe stato sbagliato ridurre la rappresentanza popolare. Non a caso hanno portato a sostegno delle loro tesi il paragone con Paesi quali la Francia, la Gran Bretagna o la Germania. Va bene. Per propaganda si fa questo e anche altro. Solo che, allora come adesso, tutti questi Paesi hanno un bicameralismo “asimmetrico”: il Senato in Francia è eletto dai grandi elettori; la Camera dei Lords nel Regno Unito ha addirittura membri di diritto ereditario; ecc.

Queste cose Travaglio le sapeva allora e le sa anche adesso, tant’è che ne fa menzione nel suo editoriale da “clickbait” di stamattina. Solo che allora, visto che la proposta di cambiamento è stata fatta da Matteo Renzi, peraltro studiata e formulata affinché tutto potesse funzionare già da subito con minimi aggiustamenti in corso d’opera, egli (sempre nel salotto della Gruber) ha sostenuto che “Cambiare è bello se si va avanti e in meglio, altrimenti è meglio tenerci il sistema attuale”; oggi che la riforma, pensata male e fatta peggio, proviene dai suoi amici della Piattaforma Rousseau allora va difesa fino alla fine.

La conclusione poi è da manuale, in purissimo stile grillino: “se vince il Sì, non solo avremo il 36,5% di parlamentari in meno. Ma anche il 36,5% di speranze in più di non rivedere certi pagliacci in Parlamento”.

Ora, tralasciando le minchiate che Travaglio ha sostenuto in passato per contribuire a affossare quella che probabilmente avrebbe potuto essere la migliore riforma delle Istituzioni mai immaginata per l’Italia, soffermiamoci soltanto su questa ultima affermazione. Ma con quale certezza Travaglio pensa di potersi disfare dei “pagliacci” e non piuttosto dei migliori considerata l’ampiezza dei bacini elettorali che sarà necessario ridisegnare nella malaugurata ipotesi di una vittoria dei grillini?

La verità (almeno per me) sta da un’altra parte. Travaglio – e, come lui, tanti altri – si sta adoperando per sostenere questa farsa di riforma perché sa benissimo che il voto del 20 e 21 settembre potrebbe facilmente ripercuotersi su i suoi protetti e, in caso di vittoria auspicabile dei No, fare vacillare la stabilità del Governo Conte II (cosa secondo me temuta anche dalle alte sfere del PD) e far mancare ai grillini l’ultima occasione per mantenere l’unica promessa che sono ancora in grado di mantenere tra quelle fatte al proprio fluido corpo elettorale (le altre le hanno ormai tradite tutte).

E, se le cose stessero così come io le immagino, sarebbe una ulteriore ragione per votare No al Referendum. Ulteriore in quanto quelle più importanti, ovvero la consegna del Parlamento alla Piattaforma Rousseau, sono già di per sé più che sufficienti!

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