Faccio una premessa, anzi due: nessuno mi paga e non sono un parlamentare per cui non ho posizioni da difendere.
Ciò detto e premesso voterò convintamente No al referendum e, di seguito, proverò a spiegarne brevemente le ragioni.

Il taglio orizzontale del numero dei parlamentari non è una riforma delle Istituzioni giacché non cambia nulla nei meccanismi di funzionamento dell’attività legislativa.
Il taglio del numero dei parlamentari non consentirà di risparmiare (se non in misura irrisoria) e c’è anzi il rischio che i costi aumentino in quanto, essendo in numero ridotto, potrebbero esserci difficoltà nel formare le commissioni.
Il taglio orizzontale del numero dei parlamentari non migliorerà la vita privata di nessuno di noi cittadini, ma peggiorerà (di molto) la nostra possibilità di avere una voce in Parlamento: uno dei criteri di scelta del parlamentare che si vota è, infatti, la conoscenza personale, l’aderenza – di più: l’appartenenza – al territorio del suo collegio. La riduzione porterà a collegi talmente ampi che soltanto in pochi avranno contezza di chi eleggeranno.
Il taglio orizzontale del numero dei parlamentari, così com’è concepito, è l’anticamera dell’antiparlamentarismo, della democrazia diretta (quella dei click) nella quale non importa chi sia eletto giacché tutti possono essere telecomandati da remoto da una piattaforma digitale che li sollevi dal gravoso compito di ragionare e pensare.

L’Italia ha avuto la sua occasione per cambiare, ha avuto nel 2016 l’opportunità di trasformare il nostro sistema e di porlo alla stessa linea delle altre democrazie moderne europee che, è vero, hanno in certi casi un minor numero di parlamentari, ma godono di un monocameralismo senza alcun “ping-pong” dei disegni di legge tra le due camere.

Qualcuno potrebbe confutare che voterò No per rivalsa verso coloro che hanno affossato la vera riforma del 2016. In parte, ma solo in parte, è così; mi ritengo, però, coerente e giudico questo taglio una banalità frutto di una concezione infantile e immatura della politica utile soltanto a placare la sete di rivalsa di un elettorato sempre più sciocco e disinformato convinto dell’assioma postulato da Da Vigo (e immediatamente fatto proprio dai grillini) che ogni politico è un ladro.

Chi vorrà potrà confutare ed esporre le sue ragioni per il Sì purché non siano banalità del tipo “sono in troppi”.

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