È, senza ombra di dubbio, una fortuna per gente della risma di Manlio Di Stefano, di Sergio Battelli, di Alfonso Bonafede (FofoDJ) o di Luigi Di Maio, che Matteo Salvini o Giorgia Meloni non abbiano l’intelligenza politica di Matteo Renzi.

Leggo sui “loro” giornali, infatti, che il popolo che a tali politici fa riferimento (complice la loro pressoché totale latitanza sul tema) è quasi del tutto orientato a esprimersi per il Sì al taglio dei parlamentari mentre, dall’altra parte, si allarga sempre di più il fronte dei cittadini che prendono coscienza e iniziano a orientarsi per cassare questa farsa pentastellata alla quale (ed è bene ricordarlo) i partiti che in atto formano la maggioranza di governo si sono dovuti piegare per consentire al governo Conte II di vedere la luce.
Se Meloni e Salvini avessero acume politico cavalcherebbero l’onda cercando di scompaginare l’assetto governativo facendo crollare anche l’ultimo baluardo della vergognosa campagna pentastellata ai danni delle istituzioni democratiche. Perdere questo referendum (a sostegno del quale si è messa in moto la macchina propagandistica dei 5 stelle con la colpevole complicità di pezzi delle Istituzioni) significherebbe per il Movimento 5 stelle la perdita di ogni forma di credibilità coi propri elettori e darebbe un vantaggio alla destra per forzare un riassetto delle forze parlamentari che sostengono il governo. Forse non si andrebbe a elezioni anticipate, forse non cadrebbe il governo, ma probabilmente i 5 stelle ne uscirebbero notevolmente indeboliti. Perché, diciamocelo senza peli sulla lingua, questo taglio del parlamento, così come è stato concepito, non influirà minimamente sul funzionamento della vita democratica del Paese, ma avrà l’unico scopo di consentire ai parlamentari uscenti del movimento di presentarsi ai propri elettori con una cambiale da portare all’incasso. Del resto cosa cambierà nelle Istituzioni dopo la eventuale vittoria del Sì? Assolutamente nulla. Avremo (nella migliore delle ipotesi) risparmiato 95 centesimi di euro per anno ciascuno.

Se Salvini e Meloni avessero intelligenza politica, inoltre, avrebbero immediatamente chiesto la testa di Tridico (il presidente dell’INPS) il quale avrebbe comunicato al partito che lo ha nominato e a alcuni giornali notoriamente attenti a sostenere questo taglio, la notizia (tutta da verificare) di 5 parlamentari che avrebbero avanzato richiesta per il bonus da 600€. Ma l’operazione (che puzza tanto di aumento della razione di cioccolata – G. Orwell, 1984) è stata condotta in modo sagace giacché c’hanno messo dentro tre parlamentari della Lega (per zittire il loro capitano) uno di IV (poi, forse, smentito; non si sa ancora) e, per non destare sospetto, anche uno di loro, un 5 stelle.

E poi c’è Zingaretti, c’è il PD. Altre figure dall’incerto incedere in questo ginepraio che, nonostante si siano ormai del tutto appiattite sulle posizioni populiste dei 5 stelle, nonostante Renzi abbia loro lasciato campo libero, non riescono a schiodare dal ruolo marginale in cui si sono ormai autoconfinati. E in questo ginepraio, nel tentativo di strappare qualche consenso, si continuano a dimenare senza effetto: destano sconcerto le dichiarazioni di alcuni parlamentari PD di grandissimo spessore che si dichiarano (immagino con devastanti crisi di coscienza) favorevoli a questo taglio. Anche da questa parte, la “rive gauche”, quasi del tutto inesistente la visione prospettica.

Se Meloni e Salvini (e Zingaretti) avessero intelligenza politica probabilmente approfitterebbero di questo momento, ma, per fortuna dei 5 stelle, essi sono soltanto degli urlatori incapaci di guardare in prospettiva.

Peccato.

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