Ve lo ricordate, non più di 30 mesi fa, quando tutti hanno detto prima del voto per il rinnovo delle Camere “Facciamoli provare” riferendosi alla grande novità del panorama politico italiano, il Movimento 5 Stelle? Ebbene, li abbiamo fatti provare, li abbiamo visti all’opera e, adesso, qualche conclusione possiamo anche tirarla.

Nel Governo Conte 1 hanno approvato le leggi peggiori che l’Italia potesse mai immaginare, dal decreto sicurezza a quota cento, passando per il reddito di cittadinanza; hanno sperperato il danaro pubblico inventandosi ruoli istituzionali di nessuna efficacia sociale (tipo i “Navigators”); hanno posizionato nei posti chiave i loro adepti “trombati” nelle elezioni (tipo Tridico) ed hanno iniziato la missione voluta dalla Casaleggio Associati: smantellare la democrazia parlamentare. Non ci credete? Seguitemi nel ragionamento, vi prego.

Nel marzo del 2017 (un anno prima del successo elettorale, pertanto) i senatori del gruppo 5 stelle, primo firmatario Vito Crimi, hanno presentato e depositato un disegno di legge costituzionale per la modifica dell’articolo 67 della Costituzione, concernente il “vincolo di mandato dei parlamentari”. Che cosa prevede questo disegno di legge? Semplice. Vincolare il parlamentare eletto al proprio gruppo (partito, movimento, ecc.) affinché non possa deragliare dalla linea predeterminata. Molti saranno orientati a giudicare positivamente questa iniziativa, però bisogna considerare che, piuttosto spesso, il parlamentare è chiamato a esprimersi su questioni di ordine etico, oltre che amministrativo; è chiamato a esprimersi su questioni determinanti per la vita democratica di uno Stato. Qualora dovesse essere approvata tale norma ci ritroveremmo con un certo numero di nostri rappresentanti che, molto banalmente, sarebbero gli esecutori di ordini e di decisioni prese altrove e dalle quali non potrebbero derogare. La modifica dell’articolo 67 della Costituzione proposta dal gruppo 5 stelle prevedrebbe che (cito testualmente) “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni con il vincolo di mandato popolare. I deputati e i senatori che nel corso della legislatura si iscrivono ad un gruppo parlamentare diverso da quello per cui sono stati eletti sono dichiarati decaduti ed incandidabili”. Io spero si possa comprendere la portata destruente di questa modifica della Costituzione (ancora in discussione); per chi non la comprendesse, in due parole semplici semplici, significa mettere al guinzaglio di enti esterni al Parlamento (i partiti nella migliore delle ipotesi, piattaforme digitali gestite da privati nella peggiore) ogni parlamentare eletto per volontà popolare. Sapete a cosa equivale? Equivale al far firmare le dimissioni “in bianco” alla donna che inizia un lavoro affinché si possa licenziare in caso di gravidanza o in caso di rifiuto delle attenzioni del suo capo

Ma non è tutto. In pochi ricordano che nel Governo Conte 1 è stato previsto il Ministero per la democrazia diretta e a tale ruolo è stato chiamato forse il più convinto sostenitore dell’iniziativa legislativa popolare, Riccardo Fraccaro. A cosa serve tale ministero? Serve a dare seguito all’altra gamba del disegno di Casaleggio, ovvero dare al popolo il potere di scriversi le leggi che servono (che servono? O che fanno comodo?). Ebbene, tale aspetto della democrazia, in realtà, non apre all’iniziativa popolare l’attività legislativa (che, a primo acchito potrebbe apparire lodevole); piuttosto consente a piccoli gruppi di potere (quelle che in gergo si chiamano lobbies) di portare all’esame del Parlamento iniziative legislative. Ora, immaginate per un momento, cosa potrebbe succedere se, con la forza propagandistica di certe frange estreme del panorama politico italiano, si volesse portare a dignità di legge, per esempio, la pena di morte o la libera circolazione di armi o, ancora, l’omicidio legalizzato per legittima difesa. Sia chiaro che, personalmente, non giustifico chi commette un reato; sostengo però che ogni azione di difesa personale debba essere commisurata all’offesa che si riceve (ma sarebbe un discorso lungo che ci porterebbe troppo fuori strada; qui mi interessa chiarire il concetto di legge di iniziativa popolare). L’istituto della iniziativa popolare in realtà esiste nel nostro ordinamento e prevede una raccolta di firme di almeno 50.000 cittadini ma resta facoltà del Parlamento discutere o meno la proposta se ritenuta accettabile e di interesse per la Nazione. La riforma del Movimento 5 Stelle e della Lega obbliga invece il Parlamento a portare in aula il disegno di legge entro 18 mesi giacché, qualora non lo facesse, la legge verrebbe approvata senza discussione e senza emendamenti.

L’ultimo colpo alla democrazia parlamentare il Movimento 5 stelle lo sta cercando di dare adesso con il taglio lineare dei parlamentari riducendo la rappresentanza popolare: i parlamentari elettivi passerebbero da 945 a 600 con il più basso rapporto cittadini/parlamentari in Europa. Degli effetti di tale taglio ho discusso ampiamente in precedenti articoli e, chi vorrà, li troverà sempre disponibili. Mi preme, però, sottolineare un aspetto soprattutto agli amici riformisti che si stanno orientando per il Sì. Negli anni diverse riforme sono state proposte per la riduzione del numero dei parlamentari: Commissione Bozzi del 1983, poi De Mita e Nilde Iotti nel 1993-1994; Massimo D’Alema nel 1997; Violante nel 2007 e, infine, Boschi e Renzi nel 2014-2016. Cosa c’è di diverso in tutte queste riforme proposte per la riduzione del numero dei parlamentari è presto detto: in nessuna di esse (nessuna!!!) era previsto il taglio lineare del numero, ma tale riduzione era l’effetto della più ampia riforma delle attività parlamentari. Anche Nilde Iotti, impropriamente utilizzata dalla propaganda grillina, aveva immaginato la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, ma le andò male come andò male (ma per altre ragioni) a Renzi. Ciò che è proposto adesso è, invece, la decapitazione del parlamento esclusivamente per ottenerne il controllo, questo sia chiaro!

E allora, li facciamo due conti? Contrazione drastica del numero dei parlamentari, controllo dei parlamentari attraverso il vincolo di mandato e referendum propositivo sono le tre gambe sulle quali poggia il trampolino pentastellato e leghista per smantellare la democrazia parlamentare. Siamo sicuri di volerlo fare?

Sapete come si dice? “Uomo avvisato, mezzo salvato!”

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