L’ho scritto un anno fa, in aereo, rientrando dalla “Leopolda 10”. Lo ripropongo adesso perché, rileggendolo, mi accorgo dell’enorme attualità degli argomenti.

«Quante volte l’abbiamo sentito? Ho perso il conto! Eppure, ancora in queste ore, lo sento, lo sentiamo, li sentiamo ripetere “dite qualcosa di sinistra”, perché, a quanto pare, il “vero” problema dell’Italia, oggi come oggi, è Matteo Renzi, è il neonato partito che, come ha brillantemente chiarito Ettore Rosato, ha un leader senza tuttavia essere un partito del leader.

No, amici miei, il pericolo non è l’oscurantismo di Salvini, non è la malcelata violenza verbale (e non verbale) della Meloni, e non è nemmeno l’appiattimento su posizioni estreme di Berlusconi; no, il vero “pericolo” per la sinistra-sinistra (quella che non teme di “dire”, più difficilmente “fare” cose di sinistra) è il palco della Leopolda, è Italia Viva, è Matteo Renzi.

Eppure – ed io c’ero – da quel palco, nei tavoli tematici – cui sono onorato di avere partecipato e contribuito – s’è parlato di Diritti, di Libertà, di Eguaglianza, di Parità, di Lavoro, di Apertura e Accoglienza, di Coraggio e di Meritocrazia, di Competenza e di Formazione, di Sanità equa e pubblica e di Emancipazione della Donna; s’è parlato del diritto di una persona che cresce e si forma in Italia a essere italiano e non semplicemente integrato, giacché l’integrazione presuppone l’assorbimento di un qualcosa di diverso in un contesto di uguali; s’è parlato (con testimonianze vere) dei vantaggi prodotti per i lavoratori più giovani dal Jobs Act troppo rapidamente immolato ai piedi di un totem ideologico – l’articolo 18 – che non ha salvato, né avrebbe potuto salvare, i lavoratori della Whirpool, sacrificati sull’altare del consenso e dei proclami dall’incapacità di un Ministro che sa soltanto compiacersi del tributo delle folle belanti!

È vero, Renzi può non essere un campione di simpatia (anche se è una sciocchezza, nda), ma ha la migliore qualità che si dovrebbe ricercare in un politico: è competente e sa fare Politica, quella con la P maiuscola, quella capace di immaginare prospettive per i prossimi vent’anni e non per i prossimi venti giorni, quella, soprattutto, che ha ben chiaro che piuttosto che spianare le vette è necessario riempire gli avvallamenti, affinché a tutti siano offerte pari opportunità.

Ieri, domenica 20 ottobre (2019, nda), dopo la nascita ufficiale di Italia Viva è stato un rincorrersi nei Social e nei giornali delle definizioni più fantasiose: partito “dell’egolatria”, “eversivo”, “di destra”, “della vendetta”,… con un compiacimento strabico della sinistra-sinistra che a quella mucca nel corridoio porta foraggio in ogni istante e in ogni occasione, lasciando che s’ingrassi fino a che da quel corridoio nessuno più potrà passare.

Riflettete, amici. E fate attenzione perché la nostra democrazia è a rischio, la crescita è a rischio, la libertà è a rischio.»

Questo ho scritto un anno fa. Ed oggi sento il bisogno di rivendicare ogni parola, ogni concetto, ogni tema con l’orgoglio di essere stato tra i primissimi iscritti di Italia Viva. La gestione della situazione emergenziale nella quale siamo tutti precipitati ha dato ragione a Matteo Renzi: la sanità è frammentata in ventuno quasi indipendenti realtà regionali; i Presidenti di Regione si comportano come fossero dei veri Governatori (non lo sono: il nostro Paese non è uno Stato Federale) derogando e a volte inasprendo, secondo la propria interpretazione, le direttive del Ministero della Salute.

Il nostro Paese ha bisogno di personalità libere che liberamente perseguano il bene dei cittadini e non di donne e uomini prestati alla politica che compiono scelte difficili in base al sentire dei propri “followers”. Siamo precipitati da uno Stato di Diritto in una Repubblica dei social dove il consenso, i “like” sono più importanti delle scelte che dovrebbero essere fatte per il bene supremo dei cittadini.

Non so se sia l’ora di staccare la spina a questo governo. Probabilmente no, perché c’è in ballo l’elezione del Presidente della Repubblica e perché siamo in piena emergenza sanitaria. Giudico, pertanto, inutili le continue sollecitazioni fatte a Renzi per fare un passo indietro: nessuno di noi ha il termometro, la competenza e la visione d’insieme per capire quale possa essere il momento giusto.

Certamente, però, non possiamo adattarci alle visioni grilline, non possiamo accettare di esautorare il Parlamento assecondando le psicosi di Grillo e la sua estrazione a sorte dei Parlamentari o la democrazia diretta.

Non sono mai stato comunista, né lo sono diventato adesso, per cui non ho gli strumenti per capire l’ostilità della sinistra-sinistra nei confronti di Renzi. Ma, del resto, non capisco nemmeno la miopia dimostrata nel sacrificare sull’ara della gelosia e dell’invidia le conquiste fatte da quel giovane Presidente del Consiglio che nei suoi mille giorni è stato capace di imprimere al Paese tutto una vera svolta riformista.

Ci avviciniamo rapidamente al rinnovo delle Camere e, questa volta, abbiamo il dovere di rimuovere gli incapaci dal Parlamento per rimettere le Istituzioni nelle mani di chi ha una visione organica dello Stato e una visione di Futuro.

Nell’interesse di tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *