Da due giorni (s’è votato il 4 e il 5 ottobre) si sono concluse nella città in cui vivo le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale e per il Sindaco.

Il sindaco uscente, tra i primi tesserati PD della mia città (Enna), è stato candidato ed è stato riconfermato con una maggioranza schiacciante (ha sfiorato i diecimila voti, attestandosi ben oltre il 55%) appoggiato da una serie di liste “civiche” ed una sola lista, Enna Viva, di chiaro riferimento politico.

Maurizio Dipietro, dicevamo, ha vinto sul candidato del Partito Democratico che ha scelto come proprio front-man Dario Cardaci, politico di lungo corso, già amministratore con il centrodestra negli anni passati.

L’anomalia di questa consultazione è stata, dunque, che un candidato con la storia di centrodestra sia stato candidato con il Partito Democratico mentre un candidato con una storia socialista e democratica sia stato dal Partito Democratico avversato.

Inoltre il sistema di informazione mediatico ha etichettato Dipietro come appartenente al centrodestra quando, invece, tra le liste che l’hanno sostenuto non ce n’è nemmeno una appartenente o comunque riconducibile a quell’area politica. Mistero.

Ma queste amministrative della mia città hanno dato un altro esito forte e per nulla scontato: Italia Viva ha presentato i propri candidati in una lista facilmente identificabile per la grafica, il nome e i richiami al simbolo nazionale (Enna Viva) e in una lista civica nella quale molti candidati hanno nella propria storia la prossimità a Matteo Renzi. Le due liste, Enna Viva e Siamo Enna, hanno rispettivamente ottenuto il 14,39% e 15,35% eleggendo tra i 9 e i 10 consiglieri della maggioranza (i conti si stanno ancora facendo).

Inoltre ha vinto come candidato più eletto tra tutte le liste presentate il candidato di Enna Viva, Paolo Gargaglione, riconosciuto per la pulizia di intenti e la chiarezza di appartenenza.

Questa tornata elettorale ha, in definitiva, lanciato alcuni messaggi che vale la pena di riassumere: le donne e gli uomini nei territori sono la forza di qualsiasi formazione politica (e questo è acclarato) e, laddove tali donne e tali uomini sappiano coagulare gli ambienti e i laboratori politici, devono essere valorizzati; gli elettori riconoscono il valore dei candidati e li scelgono anche in base alla propria coerenza e alla possibilità di identificarsi con loro; il tempo della politica clientelare, scandalistica e giudiziaria sta volgendo al tramonto (speriamo) definitivo; l’impegno, la cultura, la competenza sono le scelte concrete dei cittadini.

Sul versante politico, poi, Italia Viva è il vero partito vincente di questa tornata cittadina giacché sommando i voti delle due liste riconducibili all’area renziana (Enna Viva e Siamo Enna) si raggiunge quasi il 30% dei consensi. E questo è un dato che non può essere ignorato soprattutto se si considera che il Partito democratico è inchiodato al 10% e che il Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini sono stati cancellati dal comune.

Enna è la più piccola città della Sicilia e forse d’Italia, ma ha in queste ore lanciato un messaggio importante: un vento di rinnovamento ha iniziato a soffiare e presto questo vento potrebbe diventare un uragano capace di cancellare tutta la cattiva politica della quale siamo stati e siamo vittime.

La vittoria è a portata di mano se si sapranno sfruttare le intelligenze, la coerenza e il valore delle donne e degli uomini capaci che hanno il coraggio e la determinazione di mettere il proprio vissuto al servizio di una idea.

Nota postuma. Un eletto in quota SìAmo Enna dal quale sono stato contattato ha dichiarato di non riconoscersi nell’area riformista renziana per cui, va da sé, dal conteggio dei voti e delle percentuali devono essere sottratti qualche centinaio di voti. Resta il fatto che (con o senza SìAmo Enna) Italia Viva ha ottenuto a Enna un successo strepitoso.

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