La medicina non è una scienza esatta. Questo lo sanno anche le pietre, ormai. Si arriva alle soluzioni per tentativi progressivi, per dubbi, per esclusione di ipotesi. Oggi, tuttavia, abbiamo uno strumento in più che aiuta medici e ricercatori: l’evidenza scientifica. Semplificando moltissimo la questione possiamo dire che quando una soluzione terapeutica o profilattica è valida per la maggior parte dei soggetti, più o meno per il 95%, essa assume il carattere di evidenza. Inoltre, grazie alla potenza della rete, le evidenze scientifiche sono fruibili da chiunque abbia interesse, sebbene presuppongano la competenza per potere interpretare i dati che si analizzano. La base di partenza, comunque, di ogni postulato scientifico è il ragionamento, la logica.

Prendiamo i DPI, i famosi dispositivi di protezione individuale; nella prima fase dell’epidemia e in buona parte della seconda li abbiamo usati per proteggerci, noi operatori sanitari, dal contagio, per evitare di essere a nostra volta contagiati e ammalarci. Oggi le cose sono cambiate, oggi utilizziamo i DPI per un’altra ragione, forse ancora più nobile e importante, nonostante l’intolleranza che ognuno di noi avverta nell’indossarli a causa del caldo: non è per nulla piacevole star dentro una tuta di plastica che ti copre dalla testa ai piedi, per ore ed ore; quando hai finito il tuo lavoro sei madido di sudore e disidratato. Eppure le continuiamo a indossare, nonostante gli operatori sanitari – a meno di sporadici casi di non attecchimento – siano protetti dal vaccino che impedisce lo sviluppo della malattia da Coronavirus. Li indossiamo per non portare fuori dalle “zone rosse” il virus e per non essere noi stessi involontari carrier. Così, caldo o non caldo, ci vestiamo con quelle insopportabili tute di plastica, indossiamo le mascherine, ci copriamo il volto con le visiere.

Ecco, se ragionassimo alla maniera dei #NoVax, ce ne potremmo anche infischiare visto che, mediamente, gli operatori sanitari sono protetti grazie al vaccino. Invece no; invece continuiamo a indossarli per proteggere gli altri, per proteggere coloro che non hanno potuto ancora vaccinarsi o che hanno ricevuto soltanto la prima dose. Si chiama comportamento responsabile; si chiama rispetto; si chiama coscienza di ruolo.

Poi, nonostante i nostri sforzi, sentiamo le farneticazioni di politici, di alcuni giornalisti, di alcune persone che, senza alcuna cultura scientifica, pontificano dai loro pulpiti privilegiati sul rischio dei vaccini, sulle limitazioni delle libertà individuali, sull’arricchimento delle case farmaceutiche. Vi fornisco alcune cifre, così ci capiamo. Un ciclo vaccinale costa in media 50€ tra costo del farmaco e apparato messo in essere per la somministrazione; una cifra tutto sommato modesta. Bene. Una giornata di ricovero in terapia intensiva ha un costo medio di circa 2.000€; una giornata di ricovero in malattie infettive o in semintensiva ha un costo che supera i 1.000€; una giornata di ricovero in degenza ordinaria costa intorno ai 700€. E questo per singolo paziente, al netto delle terapie e, quindi, dei farmaci.

Una singola fiala di Remdesivir (l’antivirale attivo su SARS-CoV2) costa 750€ e ce ne vogliono 6 per un ciclo terapeutico; un ciclo con Tocilizumab costa circa 2.000€; quello con Baricitinib, mediamente, 400€; e tutto questo senza contare, per quanto minori, i costi degli altri farmaci che si debbono utilizzare, senza contare il numero di casi di altre patologie che sono privati delle cure necessarie, senza contare il numero di visite ambulatoriali che saltano a causa della più o meno radicale chiusura degli ospedali.

Si può uscire da tutto questo? Personalmente ritengo di sì, anche se la strada è tutta in salita. Le soluzioni sono due: 1) Vaccinazione; 2) Passaporto vaccinale.

La vaccinazione è efficace: lo dicono le evidenze scientifiche, lo dicono l’esperienza maturata, lo dicono i dati che abbiamo a disposizione. È vero: qualcuno già vaccinato contrae ugualmente l’infezione, ma in linea generale l’infezione non evolve in malattia. Poi c’è qualcuno, una sparuta minoranza per fortuna, che nonostante la vaccinazione sviluppa la malattia, ma questo è un evento tutto sommato atteso giacché non tutti i soggetti reagiscono allo stesso modo alla somministrazione. Il dato più importante, tuttavia, è quello relativo ai vaccinati che possono contrarre l’infezione, ma non sviluppano la malattia perché è lì che la differenza si fa davvero importante: un conto è chi contrae l’infezione e corre il serio rischio di finire in una terapia intensiva; tutt’altro conto chi ospita per poche ore il virus, magari lo porta un po’ in giro, e poi (grazie alla sua immunità acquisita con il vaccino) lo elimina.

L’altra soluzione è il passaporto vaccinale (quello che chiamano #GreenPass): è uno strumento che non limita in alcun modo la libertà personale la cui base logica è tanto banale quanto incompresa. Chiariamola: non ti vuoi vaccinare? Libero di farlo, però evita di essere un soggetto che porta in giro il virus facendo rischiare il contagio a chi non è ancora vaccinato o non può vaccinarsi; vuoi andare in un locale pubblico al chiuso? Fammi vedere che non sei un soggetto a rischio e ti faccio entrare. Nessuno obbliga chi è contrario alla vaccinazione a vaccinarsi; però, siccome la tutela della salute pubblica è un dovere istituzionale, è necessario impedire a chi può essere suo malgrado veicolo dell’infezione di diffondere il virus. Banale, no? Direi di sì.

Invece, piuttosto che seguire la logica, vediamo e leggiamo di politici, filosofi, poeti, ballerine e soubrette, influencer e idioti del web che pontificano sul rischio per la libertà. E allora vediamo di chiarirlo questo concetto, per quanto banale: tu, caro NoVax, sei libero di non vaccinarti, fatti tuoi! Non sei libero, però, di contagiare la gente, non sei libero di essere la causa di costi esorbitanti (e tra poco insostenibili) per il Sistema Sanitario; il tuo egoismo non dev’essere causa di sofferenza (talvolta di morte) per altri cittadini, liberi quanto te.

Per cui ben venga il passaporto vaccinale obbligatorio senza rinunciare, almeno nei luoghi chiusi, alla mascherina (quella chirurgica, stavolta, in modo da fungere da barriera alle emissioni di virus di soggetti potenzialmente infetti anche se vaccinati). Perché, caro NoVax, dopo quasi due anni di stress, dopo quasi due anni di chiusure, di DAD, di lavoro ininterrotto degli operatori sanitari, di morti, di persone che si sono ammalate e che svilupperanno in alcuni casi malattie polmonari croniche, in tutta franchezza, ciò che non serve in questo momento è l’idiozia di chi, senza alcun fondamento scientifico, fomenta le folle per ricevere consenso. Ciò che non serve è il complottismo da salotto, espressione di opulenza e di ingratitudine verso un sistema che, alla resa dei conti, protegge anche te che non ci credi e, per giunta, lo fa pure gratis. Pensa che fortuna hai a vivere in occidente e in un Paese che tutela la tua libertà, puoi vaccinarti gratuitamente e non sei obbligato se non vuoi; sono convinto che se fossi nato in un Paese diverso, nel quale anche i vaccini si pagano, forse la penseresti diversamente.

E così, cari i miei Paragone, Meloni, Lollobrigida e coorte di #NoVax e #NoGreenPass, finitela con queste fesserie. La gente si ammala e talvolta muore, soprattutto senza vaccino. Se a non vaccinarsi sono quelli che ascoltano voi e vi votano, forse non vi conviene continuare!

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