In questi giorni, dopo la sua nomina a presidente della 14ª commissione parlamentare della Camera dei Deputati per gli Affari Europei, commissione che gestirà i fondi del “recovery fund”, è infuriata la polemica contro Sergio Battelli, il deputato del Movimento 5 stelle i cui studi (per problemi di salute, com’egli stesso ci tiene a precisare) si sono fermati alla terza media.

Ho, prima di scrivere questa breve riflessione, letto quanto egli stesso pubblica in un post autocelebrativo su Instagram nel quale si contorce e si dimena per spiegare a tutti noi che egli è persona onesta, che non è mai stato raccomandato e che, anche in questo compito, tanto quanto nei precedenti, ci metterà impegno e dedizione.

On. Battelli (il titolo Le spetta), nessuno di noi mette in dubbio la Sua onestà, la Sua dirittura morale, né – men che mai – il Suo impegno (passato, presente e futuro); la polemica ha radici diverse che affondano nella perizia e nella competenza che sono richiesti come requisito fondamentale già per essere parlamentare, figuriamoci per presiedere una Commissione tanto strategica e importante qual è la 14ª che dovrà, se non decidere, comunque orientare le scelte per l’impiego dei fondi europei destinati all’Italia.
Questo, quello relativo alle Sue competenze (che comunque potrà acquisire “sul campo”) è, tuttavia, solo il minore dei problemi e, almeno per quanto mi riguarda, anche quello decisamente più marginale.

La questione vera è che Lei, on. Battelli, è la sublimazione e l’esempio vivente della “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, di cui ebbe a scrivere anni fa Umberto Eco, ed è – peggio ancora – la sublimazione e l’esempio vivente della approssimazione e dei danni che può determinare la “Democrazia dei Click”: nessuno discute il fatto che Lei sia stato legittimamente eletto (come ci tiene a sottolineare); ciò che è, a mio parere, discutibile, è il metodo con il quale Lei è stato selezionato per sedere in quegli scranni che già furono di Andreotti, Berlinguer, Almirante. E, qualora ce ne fosse bisogno, la Sua elezione dovrebbe essere ulteriore monito per quanti, tra non molto, saranno chiamati a esprimersi sul taglio orizzontale del numero dei nostri rappresentanti in Parlamento. Perché, vede, il rischio concreto e celato dietro questa tanto demagogica quanto inutile e dannosa manovra è proprio che, domani, coloro che saranno deputati a rappresentare il nostro Paese siano, sì persone oneste e rette come lo è Lei, ma altrettanto incompetenti tanto da poter essere (cosa che, ne sono certo, non riguarda la Sua persona) “orientate” da una oligarchia digitale che si preoccuperà di impartire direttive e di prendere decisioni. Decisioni, s’intende, a responsabilità limitata.

Dubito che Ella, impegnato com’è (e come dichiara nel Suo post Instagram) a contare i 209 milioni, troverà il tempo per leggere quanto da me a Lei indirizzato, ma, qualora dovesse riuscire, la Sua replica sarà più che benvenuta.

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